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Jo Squillo: «Da “Pechino Express” alla lotta per la libertà delle donne»
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Jo Squillo: «Da “Pechino Express” alla lotta per la libertà delle donne»

Alberto Nano
Alberto Nano
Aprile 28, 2026

In questo articolo

  • «Gli uomini devono saper accettare il dolore»
  • «Tornerei in gara con un brano coinvolgente»
  • Dai miniabiti... allo zaino in spalla
Sono trascorsi 35 anni da quando intonava all’Ariston il ritornello Oltre le gambe c’è di più, ma Jo Squillo non ha mai smesso di farsi tenace ambasciatrice dell’emancipazione femminile, grazie alla sua “Wall of Dolls”. Oggi, tra l’esperienza a Pechino Express e il suo impegno sociale, la cantante milanese racconta la sua battaglia contro la violenza di genere.

Bella, travolgente e orgogliosamente donna: sono passati trentacinque anni da quel Sanremo 1991 quando, davanti a un pubblico dell’Ariston ancora molto ingessato, Jo Squillo, insieme a Sabrina Salerno, cantava scatenata la libertà e l’orgoglio di essere donna, scrivendo un’indimenticabile pagina nella storia del Festival. Una performance iconica, complice anche quell’Oltre le gambe c’è di più, quasi un marchio di fabbrica per un imminente successo: in un’edizione oscurata dagli atti finali della Guerra del Golfo, Siamo donne si confermava non solo la vincitrice morale dell’edizione, ma diventava ambasciatrice di un messaggio che, oltrepassando apparenze e superficialità, sdoganava la bellezza dell’emancipazione femminile. 

Jo Squillo: «Da “Pechino Express” alla lotta per la libertà delle donne»
Sabrina Salerno (58 anni) e Jo Squillo (63 anni) a “Sanremo 1991” con "Siamo Donne".

Trentacinque anni dopo ci troviamo sempre in Liguria, ma questa volta a Genova, nell’ambito delle iniziative dell’Associazione “Wall of Dolls”, l’ONLUS fondata proprio da Jo Squillo per contrastare la violenza sulle donne; la sezione ligure, guidata dall’instancabile Barbara Bavastro, ha visto due giornate tra Genova e Portofino ricche di incontri, spettacoli ed eventi con l’obiettivo di sensibilizzare, educare e rafforzare la rete territoriale contro la violenza di genere nella ricorrenza della Festa della Donna: un programma articolato che ha coinvolto studenti, istituzioni, giornalisti, professionisti, volontari e cittadini, ribadendo con forza che il cambiamento culturale e l’empowerment femminile sono una responsabilità collettiva. Passano gli anni, ma il contesto di oggi resta per molti aspetti analogo a quello di ieri, con uno scenario internazionale drammatico per i diritti umani.

«Gli uomini devono saper accettare il dolore»

Jo, in questi dodici anni della fondazione di “Wall of Dolls” che riscontro nota nell’opinione pubblica rispetto al tema della violenza di genere? 

«In un momento storico in cui i casi di violenza contro le donne continuano ad aumentare in modo allarmante, sento ancora più forte la responsabilità di far sentire la mia voce. Come artista e come donna, credo che il silenzio non sia più un’opzione. La violenza sulle donne non conosce età, provenienza, cultura o condizione sociale: colpisce ragazze giovanissime e donne adulte, professioniste e studentesse, madri e figlie. È un fenomeno strutturale che affonda le radici in una cultura del possesso e della sopraffazione che dobbiamo avere il coraggio di smantellare, insieme. Da anni mi batto per i diritti delle donne, dentro e fuori dal palco.

La musica, la moda, la comunicazione sono strumenti potentissimi per diffondere consapevolezza e promuovere rispetto: oggi serve uno sforzo collettivo nel quale istituzioni, scuole, famiglie, media e imprese devono fare rete per educare alle emozioni, al consenso e alla parità. Non possiamo limitarci all’indignazione episodica, dobbiamo trasformare il dolore in azione concreta. Alle donne voglio dire: “Non siete sole!”. Denunciare è un atto di forza, chiedere aiuto è un diritto. E a chi osserva da fuori ricordo che la violenza non è mai un fatto privato: è una responsabilità collettiva. Continuerò a impegnarmi, con determinazione e passione, affinché il rispetto diventi la regola e non l’eccezione. Perché libertà e dignità delle donne sono lo specchio della civiltà di un Paese».

Jo Squillo: «Da “Pechino Express” alla lotta per la libertà delle donne»
A Genova, una giornata dedicata all’impegno di “Wall of Dolls”, la ONLUS fondata da Jo Squillo, contro la violenza di genere. © Francesco Petrillo

Come vede il prossimo futuro rispetto a questi temi? 
«Il cambiamento è innanzitutto culturale: bisogna uscire davvero dallo stereotipo culturale maschile secondo il quale la donna è assoggettata a un uomo e deve fare quello che un uomo vuole. Soprattutto deve poter scegliere di mantenere una relazione oppure di interromperla, può rifarsi una vita, può scegliere, esattamente come fa un uomo. Purtroppo la realtà in moltissimi contesti è fuori da questo modello sano e coerente: bisogna entrare in una mentalità diversa, anche accettando il dolore, perché quando si spezzano delle relazioni si vivono sempre delle situazioni dolorose». 

Pertanto un cambiamento culturale passa anche dall’accettazione del dolore da parte dell’uomo? 
«Sì, assolutamente, proprio perché è normale e può accadere. Nei secoli il dolore è stato raccontato dalle donne, ma è altrettanto coerente che anche gli uomini possano vivere e accettare questa condizione quando si affrontano delle separazioni, dimostrando altrettanta dignità e rispetto». 

Eppure molte donne vivono quotidianamente una condizione di paura…
«Sì, sono sempre di più le donne che hanno paura a uscire la sera e la cosa più triste è il senso di colpa diffuso, della serie “Se la sono cercata!”. Da questo pensiero allora si passa alla giustificazione magari di una molestia, magari di un atto di violenza e così via a crescere, fino ad arrivare all’inimmaginabile. Si parte da piccoli grandi cambiamenti. Vedo tante donne che subiscono quello che non è assolutamente amore, ma frutto di una possessione maniacale di un uomo che vuole attaccarsi morbosamente a una donna per risolvere profonde problematiche personali». 

Come definirebbe l’amore? Che cos’è secondo lei?
«L’amore è libertà, condivisione e gioia, oltre alla consapevolezza che fare felice l’altra persona talvolta significa presupporre la fine della relazione stessa».

«Tornerei in gara con un brano coinvolgente»

Lei è stata sempre una donna libera ed emancipata soprattutto nella comunicazione e nella musica: Siamo donne del Festival di Sanremo 1991 raccontava con apparente semplicità un profondo messaggio di comunicazione, un fil rouge legato anche al suo impegno in “Wall of Dolls”. Le piacerebbe tornare in gara? Con quale canzone? 

«Assolutamente sì, mi piacerebbe tornare al Festival con una bella canzone. Ho scritto oltre 150 canzoni pubblicate, quindi ho declinato la mia musica sotto tanti punti di vista. Sono contenta che il Festival di oggi sia cambiato, ad esempio facendo cantare il pubblico, un coinvolgimento che ho sempre cercato. Mi piacerebbe sicuramente portare una canzone che coinvolga la gente, così come accade ai miei concerti e ai miei live: faccio uno show molto bello con delle ballerine bravissime, un intrattenimento nella forma più bella e speciale. Ho ancora tante cose da dire in musica». 

Jo Squillo: «Da “Pechino Express” alla lotta per la libertà delle donne»
Jo Squillo, regina dei DJ set sui social durante il Covid.

Oltre i pezzi che conosciamo, è stata tra le artiste più rivoluzionarie del terribile periodo del lockdown: i suoi DJ set Jo in the house sui social hanno fatto compagnia a migliaia di persone. Che cosa ricorda di quei momenti? 

«È stato un appuntamento quotidiano imprescindibile anche se molto impegnativo: ho fatto più di 55 giorni di diretta e mi ricordo una marea di messaggi da parte di un pubblico transgenerazionale. Da casa mia, in compagnia delle mie amiche manichino, ho unito il mondo social con intensi DJ set: ballavamo senza però dimenticare il dramma che si stava consumando attorno a tutti noi. Ho fatto ascoltare la mia musica davvero a tantissime persone, un mix di anni 80, dance e house, con influenze afro beat».

Dai miniabiti... allo zaino in spalla

Parallelamente alla musica il suo nome è una firma nel mondo della moda: qual è il vestito o l’accessorio che non può mancare nel look di una donna, al di là della moda stessa? 
«Credo che una donna debba essere libera di sentirsi femminile anche indossando i pantaloni, a mio parere il vestito che in assoluto esprime di più la parola libertà della donna. Ovviamente, però, il tailleur va sempre bene. Personalmente, invece, amo indossare il miniabito con tanto di paillettes e via! Elegante da un lato, ma al tempo stesso un capo che sa valorizzare le mie gambe, anche oggi, nonostante abbia un’età diversa da quell’iconico Sanremo ’91, fermo restando che oltre alle gambe c’è… di più!».

Jo Squillo: «Da “Pechino Express” alla lotta per la libertà delle donne»
Jo e Michelle Masullo (26 anni), la coppia delle #dj a "Pechino Express 2026".

Lei è protagonista della nuova edizione di Pechino Express, in coppia con Michelle Masullo: come ha vissuto questa nuova esperienza? 

«È davvero emozionante e coinvolgente, un programma che consiglio a tutti di seguire! Ci siamo conosciute nel 2018 e da allora abbiamo instaurato un legame profondo, come madre e figlia elettiva. Ho perso mio padre e mia madre in un mese, ma sono convinta che siano stati loro a mandarmi in dono una persona meravigliosa, per me una figlia, alla quale ho tramandato tutto il mio sapere, la mia voglia di vivere e la mia passione. Il programma è un confronto generazionale importante, una prova di vita, un’esperienza che consiglio a tutti, una sfida, proprio con il sacco a pelo in mezzo al nulla. Nelle condizioni estreme ho ritrovato me stessa e toccato la felicità vera, superando i limiti… anche a 63 anni». 

C’è un programma in televisione che le piacerebbe fare oppure rifare?
«Al momento sono concentrata su Pechino Express: era questa un’esperienza che mi mancava. Poi sono sempre aperta a nuove avventure, anche perché penso sempre che il meglio per me debba ancora venire!». 

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