Grace Kicaj: «Le decisioni della mia vita? Le ho prese sempre tutte io!»
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Conosciamo da vicino Grace Kicaj, la giovane e talentuosa attrice di origini albanesi protagonista di Le Libere Donne, la serie Rai sui manicomi femminili.
Se non l’avete già fatto, andate su RaiPlay per vedere Le Libere Donne. Nella serie, Grace Kicaj presta il volto e la voce, ma soprattutto una tensione interiore che resta addosso, a Margherita Lenzi, giovane donna che attraversa il buio senza abbassare lo sguardo e vive in un tempo in cui essere “diverse” poteva costare la libertà. Per interpretarla, Grace ha studiato, osservato, ascoltato. E ha trovato in lei qualcosa che parla anche al presente: il coraggio di non farsi definire dagli altri.
Amore a prima vista con la sua eroina
Partiamo da Margherita. Chi è questa donna? Che cosa l’ha colpita di lei al primo incontro col copione?
«Margherita è una giovane donna, sui vent’anni. La prima volta che ho letto il copione, subito dopo aver avuto la conferma che mi era stato assegnato il ruolo, mi ha colpito il suo coraggio, che porta lungo tutto l’arco della storia. Non si fa intimorire da nulla, non ha paura di niente, nonostante tutte le sfide che affronta».
La serie è tratta dal romanzo autobiografico di Mario Tobino. Si è documentata sul contesto storico e sulla realtà dei manicomi femminili nel dopoguerra?
«Sì, assolutamente. Il primo approccio al libro è stato in fase di provini. Tramite alcune ricerche avevo scoperto che la serie era tratta da questo romanzo e sono andata subito ad acquistarlo. L’ho letto prima ancora di finire i casting. Mi sono documentata anche attraverso film ambientati nello stesso contesto e guardando diverse interviste. Quelle di Alda Merini, per esempio, mi sono piaciute tantissimo».
Che effetto le ha fatto scoprire quella realtà?
«È stato molto forte. Ho avuto la fortuna di appartenere a una generazione in cui questo problema non esiste più. Oggi c’è una maggiore consapevolezza anche sul tema della terapia e della psicologia. Pensare che un tempo esistessero luoghi così orribili come i manicomi fa davvero effetto».
Molte donne venivano internate per isterismo o anticonformismo. Oggi esistono forme più sottili di etichettamento?
«Diciamo di sì. Anche se siamo evoluti, ci sono ancora etichette associate alla figura femminile, magari perché considerata più sensibile. Purtroppo, sì».
Nella sua esperienza le è capitato di sentirsi fraintesa per la sua sensibilità o determinazione?
«Sì, soprattutto avendo a che fare con il pubblico, ma anche lavorando con tante persone. Per quanto uno si impegni, è difficile comunicare sempre in modo puro e diretto. A volte si fallisce nel farsi capire dagli altri in maniera estremamente chiara».
Con Lino Guanciale che rapporto si è creato sul set?
«Assolutamente positivo. Lino è una persona fantastica, estremamente umana. C’è stata massima comprensione».
La serie parla di donne private della libertà. Che cosa significa per lei sentirsi libera oggi?
«È una questione di scelte. Tutte le scelte della mia vita le faccio io. Decido cosa inseguire, quali sogni portare avanti, con l’appoggio delle persone che amo».
Ha detto che c’è una maggiore consapevolezza sui temi che riguardano la salute mentale. La società contemporanea ascolta davvero il disagio psicologico?
«Sicuramente c’è ancora giudizio. Non è il mio caso, ma conosco persone che, oltre alla difficoltà economica della terapia, provengono da famiglie che non ne comprendono l’esigenza. Spesso andare in terapia è associato al fatto di non stare bene mentalmente, ma non è così».

Star in ascesa
Gracjela (Grace) Kicaj (26 anni) è nata a Tirana, in Albania, da genitori albanesi. Con una formazione solida e una crescente presenza in produzioni TV, il suo nome è destinato a imporsi.
Lei va in terapia?
«Sì, da due anni. È una delle scelte migliori che ho fatto, soprattutto facendo questo mestiere. Mi aiuta a capirmi a fondo e a gestire le emozioni. È fondamentale».
Ha mai dovuto difendere il suo spazio in questo ambiente?
«Ho avuto tanta fortuna: mi sono sempre trovata circondata dalle persone giuste, non ho sentito la necessità di difendere le mie scelte».
Quanto è importante per una donna sentirsi legittimata nelle proprie ambizioni?
«È fondamentale. Prima ancora che dell’essere donna o uomo, è un diritto come esseri umani scegliere della propria vita: avere figli o no, che carriera seguire. È un diritto imprescindibile».
La ricchezza della doppia cultura
Lei è di origine albanese, naturalizzata italiana. La sua doppia appartenenza culturale arricchisce il suo lavoro?
«Assolutamente sì. Vengo da una cultura diversa rispetto al posto in cui vivo e mi sento ricca e fortunata a far parte di due Paesi».
Coltiva anche la pittura. Che legame c’è con la recitazione?
«Sono due approcci diversi ma molto simili. Iniziare un quadro e cominciare a lavorare su un personaggio è un processo simile: c’è sempre quella paura iniziale, poi mi lancio e arriva un senso di libertà enorme. La pittura è più introspettiva, rimane a me; nella recitazione quello che hai dentro viene fuori e lo condividi con il pubblico».
Il suo profilo Instagram si chiama “Blu Quasi Trasparente”. Perché?
«È il titolo di un libro che lessi a 14-15 anni. Non mi colpì tanto la storia quanto il titolo. Per me significa abbracciare la vulnerabilità, essere chiara e trasparente con me stessa e con gli altri. Non ho mai sbagliato facendo così».
Quanto conta oggi la presenza online per un’attrice della sua generazione?
«È un rapporto complicato. I social sono un portfolio ma anche svago. Nel mio caso hanno reso possibile tutto questo, ho conosciuto il mio agente così. Però bisogna anche prendere le distanze quando prendono il sopravvento».
Che tipo di storie sogna di raccontare?
«Storie intense, vere. Storie che conosco e che non conosco. Sono molto curiosa e aperta, senza giudizio».

Tanti successi in Rai
Volto intenso e magnetico, Grace Kicaj si è fatta notare dal grande pubblico grazie a diverse produzioni di Rai1. L’abbiamo vista, ad esempio, ne La Rosa dell’Istria (2024), dove interpreta Maddalena Braico, ruolo che ne ha messo in luce profondità e sensibilità. Nello stesso anno ha partecipato alla serie thriller Ninfa dormiente - I casi di Teresa Battaglia accanto a Elena Sofia Ricci. Apprezzata dagli addetti ai lavori per la “bellezza antica dei suoi lineamenti”, coltiva anche la passione per l’arte figurativa e a volte condivide sui social i suoi oli su tela.

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