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E se la Maria Maddalena attribuita al Perugino della Galleria Palatina fosse una copia?
Attualità

E se la Maria Maddalena attribuita al Perugino della Galleria Palatina fosse una copia?

Silvia Santori
Silvia Santori
Aprile 12, 2026

Archivi, analisi scientifiche e confronti tecnici rilanciano il dibattito sulla versione conservata alla Galleria Palatina, tradizionalmente attribuita al Perugino

Può un dipinto riemerso in una collezione privata rimettere in discussione secoli di storia dell’arte? È la domanda che torna oggi al centro dell’attenzione con la ricomparsa in Inghilterra di una Maria Maddalena oggi attribuita a Raffaello, mentre nuovi studi riaprono il confronto con la versione conservata alla Galleria Palatina di Firenze, da lungo tempo considerata opera del Perugino.

Il caso non è nuovo, ma oggi assume un rilievo diverso. Non si tratta più soltanto di
impressioni stilistiche o di attribuzioni discusse tra specialisti: fonti d’archivio, esami
diagnostici, analisi della materia pittorica e osservazioni comparative fanno emergere
nuovi elementi che invitano a riconsiderare il rapporto tra le due opere.

La tavola riapparsa in Inghilterra era già stata segnalata al grande pubblico il 21 ottobre 2023, quando l’AFP ne aveva dato notizia. Proveniente da un’importante collezione inglese, l’opera era stata venduta da Christie’s prima dell’era di internet con una datazione errata, anche a causa di una parchettatura ottocentesca applicata sul retro, che nascondeva il supporto originario: un pannello in pioppo assottigliato fino a circa 3 millimetri. Da allora, il lavoro di studio è proseguito, e una recente pubblicazione scientifica inglese ha rilanciato il confronto diretto con la versione fiorentina.

https://openscience.fr/IMG/pdf/iste_artsci24v8n2_2.pdf

Tra gli elementi più significativi emersi negli ultimi studi vi è il contributo del dottor Fortunati, latinista e specialista di documenti antichi. Attraverso l’analisi degli archivi del duca di Urbino, Fortunati ha individuato la menzione di un ritratto di Maria Maddalena dipinto da Raffaello, scomparso al momento degli inventari precedenti agli invii verso Firenze. Un dato particolarmente rilevante è che, negli stessi passaggi documentari, compare invece una copia dell’opera, destinata al trasferimento, pur risultando assente negli inventari precedenti.

In altre parole, gli archivi registrano un originale di Raffaello e successivamente una copia, ma non documentano alcuna Maria Maddalena del Perugino.

Come osserva lo stesso Fortunati: «Non esiste alcun ritratto raffigurante Maddalena dipinto dal Perugino negli archivi della casa Della Rovere e dei Medici». Si tratta di un punto cruciale. L’attribuzione della versione oggi alla Galleria Palatina è infatti cambiata più volte nel corso del tempo, oscillando tra nomi come Perugino, Raffaello, Leonardo, Francia e Franciabigio, proprio in assenza di una base documentaria stabile. Ma non sono soltanto gli archivi a sollevare interrogativi. Anche alcuni elementi interni al dipinto fiorentino continuano a far discutere.

E se la Maria Maddalena attribuita al Perugino della Galleria Palatina fosse una copia?
Un dettaglio dell'iscrizione sul busto.

Tra questi, uno dei più evidenti è l’iscrizione sul busto della versione della Palatina: “S.
Maria Madalena”, formulata in lingua volgare. In un contesto figurativo e culturale di
questo tipo, una simile scelta appare insolita, poiché ci si aspetterebbe più naturalmente una formula in latino. Secondo Fortunati, questa iscrizione sarebbe stata introdotta tardivamente, alla fine del XVII secolo, in sostituzione di una scritta precedente. Gli archivi di Palazzo Pitti indicherebbero infatti che, prima della comparsa dell’attuale iscrizione, sul busto figurava il nome di un donatore: un dettaglio difficilmente conciliabile con lo status di un originale autografo di un grande maestro rinascimentale.

Un altro punto decisivo riguarda le analisi scientifiche, oggi sempre più centrali negli studi
attributivi. Nella versione riapparsa in Inghilterra, gli esami all’infrarosso hanno evidenziato la presenza di un disegno preparatorio e di diversi pentimenti: una ciocca di capelli inizialmente abbozzata vicino alla spalla destra e poi abbandonata, lievi correzioni nella forma degli occhi e dell’arcata sopracciliare, oltre ad altri interventi poi assorbiti nella stesura finale. Per gli studiosi, questi elementi sono spesso indice di un processo creativo vivo, tipico di un’opera originale piuttosto che di una semplice replica.

Anche la materia pittorica sembra andare nella stessa direzione. L’insieme degli strati di colore non supera un millimetro di spessore, segnalando una qualità esecutiva di grande raffinatezza. La conservatrice-restauratrice Nathalie Nolde, intervenuta sul dipinto a Chantilly, ha parlato di «un’opera di grande maestria e di incredibile finezza esecutiva».
Al contrario, la versione della Galleria Palatina non mostrerebbe né pentimenti né disegno preparatorio, e presenterebbe una materia pittorica più compatta e meno sottile.

E se la Maria Maddalena attribuita al Perugino della Galleria Palatina fosse una copia?
La mano e il velo all'altezza del polso nei due dipinti presentano delle differenze che offrono spunti di riflessione.

Anche il confronto visivo tra i due dipinti offre elementi di riflessione.

Un dettaglio in particolare è stato più volte segnalato: la mano e il velo all’altezza del busto. Nella versione riapparsa, il velo si prolunga con coerenza fino al polso; nella tavola fiorentina, invece, la sua assenza crea una zona più scura e meno leggibile, quasi come se la mano si staccasse dal corpo. Anche il trattamento della mano appare più rigido, con una pennellata più visibile e meno sensibile rispetto alla qualità attesa in un originale rinascimentale.

Per un osservatore non specialista, questi dettagli possono sembrare minimi. Per gli storici dell’arte, invece, possono rivelarsi decisivi. Nella storia del collezionismo non è raro che un originale scompaia, che una copia ne occupi il posto, e che un’opera autentica riemerga secoli dopo in una raccolta privata. Oggi, dunque, la questione non è soltanto se questa Maria Maddalena sia un dipinto di alta qualità. La domanda è se ci si trovi di fronte a un’opera autografa di Raffaello rimasta per secoli nell’ombra, mentre un’altra versione, più nota e musealizzata, ne avrebbe a lungo occupato il ruolo. Ed è proprio questa possibilità a rendere il caso così rilevante.

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artegalleria palatinamaria maddalenaperugino

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