Bergamo, profanata la tomba di Pamela Genini: portata via la testa
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È stata profanato e decapitato il cadavere di Pamela Genini, uccisa il 14 ottobre 2025 dal suo ex compagno, Gianluca Soncin nel quartiere di Gorla, a Milano. Le indagini sono state avviate: qualcuno si è introdotto nel cimitero di Bergamo e ha aperto la bara bianca che custodiva il suo corpo, massacrato con oltre 30 coltellate dall’uomo che diceva di amarla. La macabra scoperta risale a lunedì scorso quando il feretro, custodito nel cimitero di Strozza, paese della Valle Imagna, nel Bergamasco, doveva essere trasferito dal loculo alla cappella di famiglia.

Il cadavere della donna, ora sotto sequestro dell’autorità giudiziaria, è stato profanato senza pietà: la testa è stata staccata dal corpo e portata via. Durante le operazioni di estumulazione, lunedì, gli operai si sono accorti che qualcosa non andava nel feretro – viti saltate, silicone sui bordi – e aprendo la cassa si sono trovati davanti il cadavere della giovane, priva della testa. La Procura di Bergamo, diretta da Maurizio Romanelli, ha aperto un fascicolo sulla profanazione del cadavere della donna. I reati ipotizzati sono vilipendio di cadavere e il furto della testa, previsto dall’articolo 411 del codice penale, che stabilisce per i responsabili una pena da due a sette anni, aumentata se il fatto avviene all’interno di un cimitero.
Pamela Genini, 29enne all’epoca dell’omicidio, è stata uccisa il 14 ottobre 2025 dal suo ex compagno, Gianluca Soncin, nel terrazzino del suo appartamento di via Iglesias, nel quartiere di Gorla, a Milano. L’omicidio arriva dopo mesi di stalking e pressioni: quel giorno l’uomo era entrato in casa con una copia delle chiavi fatta a insaputa della ragazza. Allertati dalle urla, i vicini avevano chiamato subito il 112. «Ho paura. Questo è matto completamente…non so che fare», scriveva Pamela a un amico alle 21.46. E sei minuti dopo, l’ultimo disperato messaggio inviato prima di essere uccisa: «Teso che faccio?». L’amico provava ancora a tranquillizzarla: «Sta arrivando la polizia, li ho chiamati e sto arrivando pure io, apri sotto che sono giù la polizia». In pochi secondi però il 52enne l’aveva colpita con oltre 30 coltellate, prima che i poliziotti riuscissero a buttar giù la porta dell’appartamento. Soncin, imprenditore, in passato era stato arrestato per una truffa relativa alla compravendita delle auto di lusso e aveva all’attivo precedenti per aggressioni. Dopo l’omicidio aveva inscenato un tentativo di suicidio ma è stato subito fermato e poi arrestato con le accuse di omicidio aggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà, dai futili motivi e dal vincolo della relazione affettiva, oltre che per stalking.
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