Guerra nel Golfo, vittime tra i civili in Israele. Si dimette il capo antiterrorismo americano
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La terza settimana di guerra tra USA-Israele e la Repubblica Islamica dell’Iran segna vittime tra i civili. Nella notte, un missile balistico iraniano è riuscito a penetrare lo scudo difensivo israeliano, colpendo il sobborgo di Ramat Gan, a Tel Aviv. I servizi di emergenza hanno confermato la morte di due persone, inizialmente estratte vive dalle macerie ma decedute poco dopo a causa delle gravissime ferite riportate. L’impatto segna un salto di qualità nell’offensiva di Teheran, capace di colpire il cuore pulsante di Israele nonostante i sistemi di intercettazione.

Le Guardie Rivoluzionarie hanno annunciato in un comunicato che i missili che hanno colpito Tel Aviv, sono stati lanciati “per vendicare il sangue” di Ali Larijani e di altri funzionari uccisi ieri negli attacchi contro l’Iran. La magistratura iraniana ha annunciato invece l’esecuzione della condanna a morte di un uomo accusato di spionaggio per conto del Mossad, l’agenzia di intelligence israeliana. L’agenzia di stampa Mizan, legata al potere giudiziario, ha identificato l’uomo come Kourosh Keyvani. L’accusa sosteneva che avesse “fornito immagini e informazioni su luoghi sensibili” al Mossad. La tensione resta altissima in Libano. Il ministero della Salute di Beirut ha denunciato due raid israeliani che hanno colpito il centro della capitale nelle prime ore di oggi. Il bilancio provvisorio è di sei morti e 24 feriti.

Oltre il Libano, le ripercussioni della guerra in Medio Oriente si faranno sentire a livello globale: «L’ondata di ripercussioni globali è appena iniziata e colpirà tutti – indipendentemente da ricchezza, fede o razza». Lo ha scritto su X il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, allegando una copia dell’annuncio di dimissioni del direttore del Centro Nazionale per l’Antiterrorismo degli Stati Uniti, provocato dalla guerra. «Un numero crescente di voci – (inclusi) funzionari europei e statunitensi – esclama che la guerra contro l’Iran è ingiusta. Altri membri della comunità internazionale dovrebbero seguire l’esempio», ha aggiunto il Ministro.

Fanno rumore, intanto, le dimissioni di Joe Kent, il capo del centro per l’antiterrorismo americano. «L’Iran non rappresentava una minaccia imminente per il nostro Paese – ha scritto – ed è chiaro che questa guerra è stata iniziata per la pressione di Israele e della sua potente lobby americana». Il funzionario non condivide la linea di Donald Trump. In una nota pubblicata sul suo account X, lamenta che l’amministrazione Trump sa entrata in guerra contro Teheran solo a seguito di “pressioni da parte di Israele e della sua potente lobby americana”. «Dopo molte riflessioni, ho deciso di rassegnare le mie dimissioni dalla posizione di direttore del Centro nazionale antiterrorismo, con effetto immediato – ha comunicato nella lettera di dimissioni inviata a Trump e postata online – Non posso in buona coscienza sostenere la guerra in corso in Iran».
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