
Rossella Brescia e Luciano Cannito, anatomia pubblica di un addio
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Dopo quasi vent’anni insieme, a due anni dall’addio, Rossella Brescia e Luciano Cannito hanno raccontato la fine del loro amore in tv. Analisi – quasi clinica – di ciò che resta quando una storia lunga va in scena per l’ultima volta.
Ogni anatomia comincia dalla pelle. Liscia, luminosa, apparentemente intatta. Per quasi vent’anni la relazione tra Rossella Brescia e Luciano Cannito è stata proprio questo: una superficie elegante, senza crepe visibili. Lei, sorriso e disciplina; lui, rigore artistico e visione. Una coppia nata nel segno della danza, cresciuta tra palcoscenico e studio televisivo, con quell’aria rassicurante di chi ha trovato un equilibrio raro nel mondo dello spettacolo.
Nessuna ostentazione social, poche interviste di coppia, molta sostanza. Un amore adulto, sedimentato. E forse proprio per questo la notizia della separazione, arrivata all’inizio del 2024, ha avuto l’effetto di una diagnosi inattesa su un paziente che sembrava in piena salute. A confermare la rottura, dopo settimane di indiscrezioni, era stata la ballerina e attrice: «È finita una storia che durava da vent’anni». Così Rossella aveva consegnato la notizia al pubblico, con la sobrietà di chi pronuncia una frase semplice che però pesa come un macigno. L’addio era arrivato mentre si trovava sul set di Jastimari di Riccardo Cannella, accanto a Fabio Troiano e Francesco Foti. «Non l’ho deciso io. Per me è stato uno choc», aveva chiarito.
Brescia e Luciano Cannito non si sono mai sposati, «ma è come se lo fossimo», aveva detto lei. E qui l’anatomia si fa sottile: il matrimonio formale mancava, quello sostanziale no. Ma Brescia aveva deciso di usare l’ironia come sutura elegante: «Se ce l’ha fatta Jennifer Aniston dopo che Brad Pitt l’ha lasciata, ce la posso fare pure io. E non mi devo misurare con Angelina Jolie. Almeno in quel caso c’era un motivo». In quella battuta c’era tutto: autoironia, orgoglio, e una punta di disorientamento. Perché il punto, lo aveva detto lei stessa, era un altro: «Se non sai perché succede è più dura».
La diagnosi

E, a spiegarlo, Luciano ci ha messo due anni. L’incisione, per usare un termine medico, è arrivata nel salotto di Verissimo dove Cannito, con tono controllato, quasi chirurgico, ha escluso terze persone e tradimenti, raccontando piuttosto una metamorfosi silenziosa del sentimento. «L’amerò per sempre, ma eravamo diventati fratello e sorella», ha detto, senza rinnegare nulla dei diciotto anni accanto a Rossella. «Il grande amore della vita non finisce mai. Dopo tanti anni, si diventa come fratello e sorella. Io lei l’amerò per sempre, resta la persona più importante della mia vita, ma le nostre esistenze stavano andando in direzioni opposte».
Il cuore, semplicemente, aveva cambiato ritmo. E quella variazione, per lui, non era più sostenibile. «Sentivo che le stavo facendo male. Rimanere insieme perché è più comodo lo consideravo una mancanza di rispetto verso di lei». Una scelta che definisce necessaria, quasi doverosa, maturata lentamente: restare per abitudine sarebbe stato più semplice, ma meno onesto.
Eppure, la diagnosi non è stata netta. Oggi Cannito ammette crepe e incertezze: «Non so se ho fatto la scelta giusta, sono un animo tormentato. Quando ci si separa si attraversa una sofferenza immensa». Parole che spostano inevitabilmente il racconto dalla freddezza della decisione alla vulnerabilità del dopo, come se l’autopsia del rapporto fosse ancora in corso e il referto definitivo non fosse stato ancora firmato. Almeno non dal coreografo.
La reazione
Poi è arrivata lei. Stesso studio di Verissimo, stessa scena, ma un altro battito. Rossella Brescia ha mostrato lo spaesamento di chi si è sentita spiazzata: «Io non ho capito. Lui queste cose me le aveva anche già dette, ma io non ho ben capito», ha commentato.
Se Cannito ha parlato di trasformazione, lei ha insistito sulla sorpresa. «So che gli amori si trasformano, però diventano qualcos’altro. Non è che l’amore dei primi giorni rimane per sempre, diventa qualcos’altro e a volte anche qualcosa di meglio», ha spiegato, lasciando intendere che quella metamorfosi, per lei, non era necessariamente una fine. E invece la fine è arrivata. «Forse avrei preferito un po’ di chiarezza in più. Forse sono stata io a non capire delle cose, forse sono tonta io». Un’autocritica ironica, ma anche una richiesta implicita di trasparenza che, a suo dire, non ha trovato piena risposta.
Ha smorzato il melodramma paragonando l’eco mediatica della fine della loro storia a una “telenovela turca”, usando l’ironia come anestetico leggero per non trasformare il dolore in spettacolo permanente. Eppure, ancora una volta, sotto la battuta, resta una zona d’ombra: la sensazione che qualcosa non sia stata spiegata fino in fondo, anche se lui ha escluso tradimenti.
Quanto al presente, Brescia non cancella vent’anni con un colpo di spugna. «È venuto a vedere la prima del mio film, è stato molto carino e gentile. Il sostegno da amico lo dà, assolutamente. Quello lo capisco e l’ho capito, altre cose credo che non le capirò mai». Insomma, amicizia sì, ritorno di fiamma no. Il referto, per lei, è chiaro: si può restare in armonia senza tornare indietro. Per lei, ha detto, quello con Cannito è un capitolo ormai chiuso.
Organi vitali: cosa resta?

Quando si apre davvero il caso, il punto non è cercare la ferita, ma capire quando è iniziato lo scollamento. Qui non c’è stato un trauma: nessuna terza persona ufficiale, nessuna rivelazione clamorosa. C’è stata una decisione unilaterale maturata nel tempo e una controparte che quella decisione l’ha subita. Questo è il dato concreto.
Vent’anni insieme non si liquidano con una intervista televisiva. Significano case condivise, tournée, prove, famiglie intrecciate, una figlia (quella di lui) cresciuta anche sotto lo sguardo di lei. Significano anche progetti mancati, come il desiderio di maternità che non si è mai realizzato e che era stato raccontato da Rossella. Tutto questo non evapora perché un sentimento cambia direzione.
La differenza, semmai, sta nella tempistica emotiva. Luciano Cannito ha parlato come chi ha già attraversato il lutto della separazione e ne ha fatto una scelta razionale. Oggi, però, ammette di essere «un animo tormentato», di non sapere se abbia fatto la cosa giusta. Segno che anche chi decide può ritrovarsi, dopo, a fare i conti con il vuoto della propria decisione.
Rossella Brescia, al contrario, sta ancora cercando un perché che la convinca fino in fondo, ma sul presente ha le idee chiare: per lei è un capitolo chiuso. È una dinamica quasi archetipica: spesso gli uomini razionalizzano prima e vacillano dopo; le donne metabolizzano nel dolore ma, una volta fatto il passaggio, diventano più definitive. Non è una legge universale, ma un copione che si ripete. E così, paradossalmente, mentre uno rientra nel dubbio e l’altra esce dalla ferita, finiscono per abitare lo stesso punto della storia: quello in cui l’amore è finito e resta solo da capire cosa farne.





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