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Iacchetti vs Meta: il conduttore diffida il colosso

Sonia Russo
Sonia Russo
Febbraio 11, 2026

In questo articolo

  • «Ora basta con i post falsi e usurpativi»
  • Ha querelato anche gli haters
Enzo Iacchetti, volto storico di Striscia la Notizia, passa all’attacco: diffida Meta per post falsi e offensivi che lo ritraggono con simbologie naziste e annuncia querela contro gli autori.

È successo di nuovo: non in una puntata di Striscia la Notizia, ma nei tortuosi meandri dei social network. Enzo Iacchetti, comico e conduttore storico del tg satirico di Antonio Ricci, ha deciso di non restare più in silenzio davanti a post che non scherzano più ma travalicano ogni forma di critica o satira.

Non parliamo di un meme provocatorio o di una battuta fuori posto: alcuni contenuti circolanti su Facebook lo ritraevano con baffi che richiamano esplicitamente Adolf Hitler e con testi gravemente diffamatori. Il risultato? Iacchetti ha formalmente diffidato Meta Platforms, la società che controlla Facebook, chiedendo la rimozione immediata dei post falsi e offensivi.

L’accostamento di Enzino a ideologie naziste nasce dal clima rovente del dibattito su quanto accaduto a Gaza: nei mesi scorsi, intervenendo come ospite a È sempre Cartabianca, Iacchetti aveva espresso posizioni duramente critiche verso il governo israeliano, definendo quanto accadeva nella Striscia un genocidio, rivolgendo così accuse precise a Benjamin Netanyahu. In uno dei passaggi più caldi del confronto con Eyal Mizrahi, presidente della Federazione Amici di Israele, Iacchetti ha provato a distinguere tra un conflitto armato tra eserciti e la violenza che colpisce civili, insistendo sul tema dei minori uccisi e chiedendo provocatoriamente se “anche i bambini” fossero da considerare combattenti. Alla replica di Mizrahi (“definisci bambino”) è seguita la reazione emotiva del conduttore, e un successivo scontro con Mizrahi che l’ha definito “fascista” ed Enzino si è alterando minacciando di dargli un pugno. Dichiarazioni che hanno portato alla denuncia da parte dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane per antisemitismo e istigazione all’odio razziale.

Dopo l’esposto, la rete si è spaccata: se, da un lato, c’era chi appoggiava il presentatore, dall’altro sono comparsi fotomontaggi e post che, per rappresaglia o manipolazione, hanno associato il volto di Iacchetti all’immaginario nazista, alimentando una campagna d’odio culminata nella sua reazione legale. Iacchetti ha sempre respinto le accuse di antisemitismo (che non ha nessuna attinenza con il dissenso nei confronti delle azioni compiuto dal governo di Israele), definendo la propria una “furia umana” contro la guerra e sostenendo di essere, semmai, “razzista contro chiunque usi armi, bombe, cannoni, razzi e droni per uccidere altri esseri umani”.

«Ora basta con i post falsi e usurpativi»

Iacchetti vs Meta: il conduttore diffida il colosso

La diffida inviata da Iacchetti ai legali di Meta non ha mezzi termini: i contenuti incriminati — definiti gravemente offensivi, falsi e usurpativi dell’immagine personale — violano non solo gli standard della piattaforma, ma ledono direttamente l’onore, la reputazione e persino la serenità personale dell’artista.

In alcuni casi i fotomontaggi lo mettevano in contesti associati al nazismo e addirittura, secondo quanto riportato, in atteggiamenti ostili verso l’Italia, immagini manipolate con evidente intento denigratorio.

La richiesta è chiara: rimuovere tutto subito e adottare misure affinché questi contenuti non ricompaiano, con l’avvertimento che, in caso contrario, Iacchetti si riserva di agire in sede giudiziaria per ottenere il risarcimento dei danni subiti.

Ha querelato anche gli haters

Iacchetti vs Meta: il conduttore diffida il colosso

Ma Iacchetti è andato oltre la piattaforma: parallelamente alla diffida a Meta, il conduttore ha annunciato una querela vera e propria nei confronti degli autori dei post manipolati. Si tratta di una mossa decisa, pensata per contrastare non solo la diffusione di disinformazione sul suo conto, ma anche l’uso distorto dei social come veicolo di odio e aggressione reputazionale.

I suoi legali definiscono la situazione molto distinta da una legittima critica: qui c’è manipolazione deliberata, con immagini e testi che travalicano il confronto di idee e si trasformano in vere e proprie aggressioni.

La battaglia di Iacchetti si trasforma così in una guerra simbolica a un mondo in cui un like può distruggere una carriera e un meme può valere più di una verità.  Del resto, un post può diventare virale in pochi secondi e la reputazione pubblica di una persona rischia di essere riscritta da chiunque, con conseguenze reali nella vita e nel lavoro. Stavolta, quindi, con Enzino non si scherza…!

Tags:

diffidaenzo iacchettiMetaquerelasocial network

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