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Caso Meloni - al-Masri
Attualità

Esplode il caso al-Masri

Alessio Sperati
Alessio Sperati
Gennaio 29, 2025

In questo articolo

  • Indagata per il rilascio del criminale internazionale, Giorgia Meloni si difende con un video social di due minuti
  • La verità? Basta leggere le carte
  • Il monologo sui social in stile Salvini...
  • ... smontato punto per punto

Indagata per il rilascio del criminale internazionale, Giorgia Meloni si difende con un video social di due minuti

Qualcuno doveva pur dirglielo: la vicenda del rimpatrio di al-Masri, criminale ricercato dall’Interpol, necessita di un chiarimento. La questione, almeno a livello nazionale, poteva benissimo venir chiusa com’è stato con lo scambio Cecilia Sala/Mohammed Abedini con un secco “ragioni di Stato”. E tutti zitti. Ma il teatrino per favore no, al vizio di forma non ci si può stare. Qui si sta cercando di far credere che un criminale internazionale sia stato rilasciato e rimpatriato con tutti gli onori per un errore procedurale.

Partiamo dall’inizio: chi era costui? Njeem Osama detto “al-Masri” (che vuol dire semplicemente “l’egiziano”) è un comandante della polizia giudiziaria libica e direttore del carcere di Mittiga, nei pressi di Tripoli. Il soggetto è ritenuto responsabile di numerosi reati tra cui crimini di guerra, omicidio, tortura, trattamenti crudeli, oltraggio alla dignità personale, stupro, violenza sessuale e schiavitù sessuale (anche su bambini) e pertanto la Corte Penale Internazionale ha emesso nei suoi confronti un mandato d’arresto. Tale mandato è stato diramato nel giorno 18 gennaio ed eseguito in data 19 gennaio dalla Digos di Torino il giorno dopo che al-Masri era andato allo stadio a vedere la partita Juventus-Milan. 

Carlo Nordio
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio.

In seguito, secondo le ricostruzioni, sembra esserci stato un inadempimento da parte del ministro della Giustizia Nordio, il quale non avrebbe trasmesso gli atti relativi al mandato d’arresto al Procuratore Generale. Il ministro, oltre ad avere ricevuto la richiesta attraverso i canali previsti per queste comunicazioni con la Corte Penale Internazionale, era stato opportunamente avvisato (come da prassi) dalla Digos di Torino il 19 gennaio e dal Procuratore Generale il 20 gennaio. Il mancato perfezionamento della procedura ha fatto sì che il soggetto dovesse essere rimesso in libertà. Come rilevato nell’ordinanza, il 21 gennaio il Ministero non aveva ancora fatto pervenire alcuna comunicazione relativamente all’arresto di al-Masri che non solo quindi è stato scarcerato, ma riaccompagnato a casa con un volo di Stato.

La verità? Basta leggere le carte

Il goffo tentativo del governo di rifarsi al vizio procedurale si scontra con le carte, laddove anche la Corte Penale Internazionale abbia fatto sapere di aver continuato a impegnarsi con le autorità italiane per garantire l’effettiva esecuzione di tutti i passaggi procedurali richiesti. In questo contesto, la Cancelleria della CPI aveva altresì ricordato alle autorità italiane che, «nel caso in cui avessero riscontrato problemi capaci di ostacolare o impedire l’esecuzione della richiesta di cooperazione, avrebbero dovuto consultare la Corte senza indugio per risolvere la questione». E invece, nonostante le tante raccomandazioni, il 21 gennaio 2025, senza preavviso o consultazione alcuna, la Corte apprendeva che al-Masri viene rilasciato e riportato in Libia con l’atto deliberato e politico del ministro Nordio che, a causa della sua mancata risposta, lo rendeva possibile. Si legge sull’ordinanza di scarcerazione che la Corte d’Appello ha dichiarato «l’irritualità dell’arresto in quanto non preceduto dalle interlocuzioni con il Ministro della Giustizia, titolare dei rapporti con la Corte Penale». Dopo i primi imbarazzi, la versione ufficiale del governo è che si è deciso di rimpatriare il soggetto per questioni di “sicurezza nazionale”. 

Ordinanza di scarcerazione almasri

Al-Masri dunque torna in patria e viene accolto come un eroe con applausi, fuochi d’artificio e selfie scattati con alle spalle il nostro tricolore. Passa qualche giorno e arriva la notizia bomba: Giorgia Meloni, Matteo Piantedosi (Interno), Carlo Nordio (Giustizia) e Alfredo Mantovano (sottosegretario del Consiglio dei ministri) sono stati iscritti nel registro degli indagati dopo un esposto presentato dall’avvocato Li Gotti. Si ripete quindi la tiritera già vista per il processo Open Arms che vedeva coinvolto Matteo Salvini sia perché il Procuratore che mette la firma sulle carte è lo stesso, il dott. Francesco Lo Voi, sia perché si sceglie di attuare il medesimo teatrino social dove Giorgia Meloni fa un monologo di due minuti per raccontare il suo punto di vista sui fatti. Tutte le cariche coinvolte fanno poi sapere di aver scelto l’avvocato Giulia Bongiorno per la produzione delle memorie difensive.

Il monologo sui social in stile Salvini...

«Il Procuratore della Repubblica Francesco Lo Voi – dichiara la presidente Meloni nel suo monologo di due minuti -, lo stesso del fallimentare processo a Matteo Salvini, mi ha appena inviato un avviso di garanzia per i reati di favoreggiamento e peculato in relazione alla vicenda del rimpatrio del cittadino al-Masri». «Un avviso di garanzia – continua la presidente – inviato anche ai ministri Nordio, Piantedosi e al sottosegretario Mantovano, presumo al seguito di una denuncia presentata dall’avvocato Luigi Li Gotti, ex politico di sinistra molto vicino a Romano Prodi, conosciuto per aver difeso pentiti del calibro di Buscetta, Brusca e altri mafiosi»[…] «Non sono ricattabile e non mi faccio intimidire». Inizia così la consueta narrazione della “giustizia a orologeria” tirata in ballo anche da Barbara Berlusconi, e quella della magistratura di sinistra che vorrebbe far cadere questo governo usando il Codice Penale. Al di là delle opinioni personali e delle comunicazioni da campagna elettorale permanente, è nostro dovere restare agganciati ai fatti smontando punto per punto le inesattezze citate nel video della presidente.

Giorgia Meloni si giustifica online sul caso al-Masri
Giorgia Meloni annuncia via social di essere sul registro degli indagati

... smontato punto per punto

  1. La comunicazione ricevuta dalla presidente e dagli altri esponenti di governo non è un avviso di garanzia ma una “comunicazione di iscrizione nel registro delle notizie di reato” firmata, oltretutto, con “distinti ossequi”.
  2. L’avvocato Li Gotti non è un politico di sinistra legato a Romano Prodi ma un ex militante del Movimento Sociale, entrato in Parlamento con l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro ed eletto Sottosegretario alla Giustizia quando al governo c’era Romano Prodi (cosa ben diversa). L’avvocato, che è stato fatto passare come il “difensore dei mafiosi”, è invece un noto penalista che è stato parte civile nel maxi-processo sulla strage di Piazza Fontana, legale di parte civile in uno dei processi per l’omicidio di Aldo Moro e colui che ha assistito i familiari del commissario Calabresi. Ha assistito Tommaso Buscetta, Giovanni Brusca e Francesco Marino Mannoia nel momento in cui questi hanno deciso di diventare collaboratori di giustizia. 
  3. Nella sua storia politica degli ultimi anni la presidente Meloni ha più volte tirato in ballo la sua “non ricattabilità”. Ma allora come chiama le scelte arbitrarie del governo italiano di rilasciare persone segnalate da polizie internazionali? Prima la spia Artem Uss, figlio del governatore di Krasnojarsk in Siberia, poi Abedini scambiato con Cecilia Sala e infine al-Masri rimandato in Libia come un capo di Stato dopo la doppia comunicazione del governo libico, una amichevole e l’altra intimidatoria con l’invio di 1500 migranti in soli 3 giorni? Non sono forse queste delle forme di ricatto da parte di governi canaglia che fanno del traffico di esseri umani non solo un loro business ma anche una moneta di scambio? Lo scaricabarile verso la magistratura non regge più, anche perché all’Associazione nazionale magistrati c’è oggi una maggioranza di destra. Basta con le bugie, i capri espiatori. È ora di dire la verità, che può essere semplicemente quella della ragione di Stato, secondo la quale a volte si deve anche interloquire con governi canaglia; ci sta; ma non prendeteci in giro. Questo almeno si meritano i “patrioti”.

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