Giornata della Memoria – Elena Sofia Ricci: «Gli artisti hanno il dovere di tenere vivo il passato»
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Il 27 gennaio di ogni anno si celebra la Giornata della Memoria, una ricorrenza internazionale per commemorare le vittime dell’Olocausto. Era il 27 gennaio del 1945, infatti, quando le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz.
Per non dimenticare, Rai 1 presenterà un film-tv in prima visione dal titolo La Farfalla Impazzita, diretto da Kiko Rosati. L’opera, che sarà trasmessa il 29 gennaio, racconta la straordinaria vicenda di Giulia Spizzichino, ebrea romana che lottò per l’estradizione e la condanna di Erich Priebke, l’esecutore della strage delle Fosse Ardeatine che mezzo secolo dopo fu rintracciato in Argentina. A interpretare il complesso ruolo della protagonista è Elena Sofia Ricci, attrice amatissima che ha già lavorato con Rosati nella serie Le indagini di Teresa Battaglia.
Ricci ha condiviso con noi le sue riflessioni su questo progetto intenso e necessario, che lega passato, presente e memoria collettiva.

Com’è stato interpretare una donna così profondamente segnata dal dolore?
«È stato molto emozionante e difficile. Non è la prima volta che interpreto una donna realmente vissuta, ma Giulia Spizzichino è stata una sfida enorme. Sono diventata una “secchiona”: ho letto il libro, sottolineato i passaggi chiave e guardato tutte le interviste che ha rilasciato. Ho cercato di capire il suo dolore, così distante dal mio vissuto, per immedesimarmi ed empatizzare. La cosa che mi ha colpito di più è stato il suo sguardo: non era perso nel vuoto, ma fissava il passato. I morti di cui parlava, lei li vedeva davvero».
Che tipo di donna era Giulia Spizzichino?
«Una donna che aveva il dolore cristallizzato. Era difficile per lei lasciarsi andare e amare, perché portava con sé un macigno insopportabile. Questo film, però, non parla solo dell’Olocausto, ma della potenza delle donne. Quando si uniscono per una causa giusta, sono una forza immensa. Tuttavia, fa rabbia constatare che siamo campioni mondiali nel non imparare dai nostri errori. Continuiamo a perpetrare dolore sui più deboli. Per questo mi sono concessa una licenza poetica e, nel film, ho voluto citare Camilleri: “Tutti i carnefici sono carnefici, tutte le vittime sono vittime, in ogni tempo e in ogni luogo”. Camilleri diceva anche che le bestie uccidono per paura o fame; gli uomini, invece, per denaro, potere o gelosia. Questo ci rende colpevoli, siamo peggiori delle bestie. Che ognuno interroghi la propria coscienza».

La Giornata della Memoria è sufficiente per riflettere su questi temi?
«No, così come la Giornata contro la Violenza sulle Donne non dovrebbe essere solo il 25 novembre, anche la Giornata della Memoria dovrebbe durare tutto l’anno. Questi temi sono cruciali, eppure siamo circondati da indifferenza e cinismo. È come se fossimo diventati immuni alla sofferenza altrui, e questo è molto pericoloso».
Qual è stata la scena più impegnativa da girare?
«Sicuramente quella del processo, girata nel vero tribunale dove Spizzichino ha fatto la sua testimonianza. La sera prima ero agitatissima: sentivo una responsabilità enorme. Marco, il figlio di Giulia, ha voluto essere presente perché al processo della madre non c’era stato. È stata un’esperienza toccante. Alla fine, mi ha detto: “Finalmente ho visto mamma al processo”. Quelle parole mi hanno ripagata di ogni fatica. Anche le scene in Argentina sono tra le più interessanti. Lì accade qualcosa di straordinario: quando il dolore crea ferite così profonde, si riconosce negli altri e, unendo le forze, si cerca di guarire. È una lotta per la giustizia che continua ancora oggi. Lo scorso anno sono stata in Argentina e ho visto decine di donne con i fazzoletti bianchi che chiedevano verità per i loro cari scomparsi. Questo ci insegna che non dobbiamo mai smettere di lottare».
Nel film si parla di Priebke e del suo avvocato. C’è un momento particolarmente significativo legato a lui?
«Sì, c’è uno snodo importante in cui l’avvocato cerca di giustificare Priebke dicendo che obbediva agli ordini. Giulia risponde: “Non so cosa avrei fatto io, forse avrei obbedito. Ma non avrei mai chiamato Kappler come fosse un amico”. È una frase che sintetizza la sua visione della giustizia: chi commette il male deve risponderne».

Che messaggio vorrebbe lasciare agli spettatori?
«Che il passato ci insegna a non ripetere gli stessi errori, ma solo se lo ricordiamo. E che la lotta per la giustizia non è solo di Giulia Spizzichino: è di tutti noi. C’è una piccola Giulia dentro di me che mi dice di non smettere mai di lottare per la giustizia».
Alla luce di ciò, qual è il suo pensiero sul presente e quali scenari immagina per il futuro?
«Il passato è stato tragico. Quanto al presente, sappiamo cosa sta accadendo nel mondo ed è facile intuire gli scenari che potrebbero aprirsi… Non aggiungiamo altro».
Prima di salutarci, una curiosità per i fan: ci sarà una terza stagione di Le indagini di Teresa Battaglia?
«Confermo che ci sarà una terza stagione, sempre con la regia di Kiko Rosati. Sono molto felice di tornare a lavorare con lui. Ormai siamo una coppia di fatto, visto che lavoriamo insieme da due anni!».
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