
Tony Maiello: «Ho smesso di “Sopravvivere”: oggi vivo (e ho vinto)!»
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Tony Maiello è fiero del suo successo a Tale e Quale Show, dove si è rimesso in gioco dopo un periodo difficile in cui ha toccato davvero il fondo. Primo classificato nel talent di Carlo Conti, il cantautore campano ha pubblicato Sopravvivere, il nuovo singolo che ha il sapore di una confessione in prima persona.
Ha conquistato tutti: giuria, pubblico e colleghi. Tony Maiello è il vincitore di Tale e Quale Show 2025, talent di Rai1 guidato da Carlo Conti. Il suo percorso è stato un crescendo di emozioni e di tecnica, da Sal Da Vinci a Gigi D’Alessio, passando per Tiziano Ferro, Ed Sheeran e Mango. Oggi Tony festeggia con il sorriso di chi ha imparato a rialzarsi, tornando anche alla musica d’autore con Sopravvivere, un brano che racconta la vulnerabilità come forza. Lo incontriamo dopo il trionfo televisivo, tra la gratitudine, la fede e una rinnovata leggerezza.
“Tale e Quale Show 2025”, un’esperienza fantastica
Tony, cosa ha provato quando ha capito che il trofeo era suo?
«Me ne sono accorto piano piano, quando ho visto i voti arrivare uno dopo l’altro. È stato bellissimo, un mix di stupore e felicità. Ho vissuto un’esperienza fantastica, mi sono sentito parte di una vera famiglia. Anche con i concorrenti si sono creati rapporti splendidi, in particolare con Le Donatella e con Flavio Insinna. Spero di portarmi dietro quei legami».
Con chi, invece, è andato meno d’accordo?
«Con qualcuno ci può essere meno sintonia a livello caratteriale, ma io sono andato d’accordo con tutti. Sono uno che non ama le polemiche: non creo dinamiche, mi faccio i fatti miei e penso a fare bene il mio lavoro».
Quindi niente reality?
«Assolutamente no. Ho fatto Tale e Quale solo perché c’era un palco e in gioco c’era la voce, due componenti che per me non devono mai mancare».
C’è stata una serata in cui si è sentito davvero “nel suo elemento”?
«Direi con Tiziano Ferro, Gigi D’Alessio e Sal Da Vinci. Lì mi sono sentito a casa, nella mia comfort zone, ed è venuto tutto naturale».

Ha detto che dedica la vittoria anche a se stesso. In che modo questo successo la ripaga sul piano personale?
«Mi porto dietro la sindrome dell’impostore, ma in fondo penso di essermela meritata. Erano anni che non mi rimettevo in gioco e credo di essermela cavata bene. Non dico che mi sottovaluto, ma tendo a non creare aspettative: preferisco sorprendermi».
Tale e Quale è anche un grande gioco di identità. Cosa ha scoperto di sé indossando i volti e le voci degli altri?
«Ho scoperto risonanze della mia voce di cui non ero consapevole. Mi è sempre piaciuto giocare con le imitazioni, sin da bambino quando giocavo a fare la radio e imitavo i cantanti, ma non avevo mai indagato certi lati vocali. È stato come conoscermi meglio attraverso gli altri».
In passato ha attraversato momenti bui, la depressione, il silenzio. Che effetto le fa guardarsi indietro e rivedere quel ragazzo ferito?
«Non mi faccio tenerezza, mi dico solo: “sei stato bravo”. Tutto ciò che accade ha un motivo, arriva per insegnarti qualcosa. Quelle prove mi hanno cambiato mentalità e da lì sono nate alcune delle canzoni più belle che ho scritto, anche per altri artisti. Scavare dentro di sé è il lavoro più duro, ma quando lo fai scopri tanto».
La musica gli ha dato la forza di rialzarsi
Ha raccontato di aver toccato il fondo, ma anche di essersi rialzato. Cosa l’ha salvata davvero?
«Toccare il fondo è positivo: da lì puoi solo risalire. Sono sempre stato resiliente, ma la musica mi ha dato la forza di ripartire. E poi la famiglia, mia moglie soprattutto: da diciassette anni è una figura fondamentale nella mia vita. In quel periodo ho anche riscoperto la fede e ho imparato ad affidarmi totalmente a Dio. Credo molto nel destino: pensiamo di decidere, ma in realtà tutto è già scritto. Possiamo scegliere strade diverse, ma il punto di arrivo resta lo stesso».

A questo proposito, dopo due incidenti gravi, uno dei quali l’ha portata al coma, parla spesso di “presenza divina”. Quanto conta oggi la spiritualità nella sua quotidianità?
«Tantissimo. Ogni giorno affido la mia vita a qualcosa di più grande, a Dio. Dal 2006 non mi sento più padrone del mio destino: so che c’è un disegno e questo mi dà pace. Credo che ricercare Dio sia un istinto primordiale: tutti, quando soffrono, si aggrappano a qualcosa di divino, di più grande».
È un artista che scrive per sé ma anche per grandi nomi come Pausini, Mengoni e Giorgia. Cosa cambia dentro di lei quando scrive per un altro?
«Cambia solo la voce! (ride, ndr). In realtà la soddisfazione è la stessa. Scrivere per altri mi fa bene, perché racconto cose che ho provato e che arrivano comunque al pubblico. Cantare ciò che scrivo per me è un’emozione diversa, ma il motore resta lo stesso: la verità delle emozioni».
Il brano Sopravvivere parla di vulnerabilità e forza. Quanto è autobiografico?
«Del tutto. È una canzone che nasce da me, ma in fondo parla di tutti. Siamo tutti sopravvissuti a qualcosa e, quando succede, si diventa più forti, più consapevoli».

Dopo Sopravvivere, arriverà finalmente un nuovo album?
«Ho talmente tante canzoni pronte che è solo questione di fermarsi e scegliere. Vedremo se si apriranno nuove porte importanti. Ci spero molto».
Dopo questa vittoria, in molti speravano di rivederla a Sanremo, ma quest’anno non è andata. Che rapporto ha oggi con quell’idea?
«Sereno, io accolgo quello che arriva, certo che sarebbe stata una bella chiusura di cerchio, visto che non torno sul palco dell’Ariston dal 2010. Ma oggi contano anche i numeri, mentre io posso contare solo su una cosa: il valore del brano».
È tornato a vivere a Castellammare di Stabia. Cosa le ha restituito questa scelta?
«Mi mancava il mare. Sono nato lì e morirò davanti al mare. Dopo diciassette anni, non volevo più vedere solo palazzi. Milano mi ha dato tanto, ma con due bimbe piccole sentivo il bisogno di un aiuto, di una chiacchierata, di una rete. Tornare giù mi ha restituito equilibrio. D’altro canto, il mio mestiere è scrivere canzoni e posso farlo ovunque».
Il valore della famiglia e di vivere il presente
Quanto conta oggi la famiglia nella sua stabilità artistica ed emotiva?
«Tantissimo. Sono cresciuto in una famiglia piena d’amore, senza invidia né superbia, e cerco di trasmettere lo stesso alle mie figlie di cinque e quattro anni. Mia moglie è la mia forza: eravamo due ragazzini quando ci siamo conosciuti, siamo il primo amore l’uno dell’altra e non ci siamo mai lasciati. Non sono un grande uomo, ma dietro di me c’è sicuramente una grandissima donna. La famiglia è tutto».

Se potesse parlare al Tony di vent’anni fa, quello di X Factor e di Sanremo Giovani, cosa gli direbbe oggi?
«Gli direi: “Forza, coraggio, continua a sognare e non preoccuparti”. In quel periodo mi sentivo perso, ma oggi gli direi che andrà tutto bene. Che la vita è ancora un sogno a occhi aperti e che bisogna sempre continuare a sognare».
Cosa significa per lei oggi “sopravvivere”? Lei vive o sopravvive?
«Vivo, davvero! Sono un sopravvissuto, ma oggi finalmente vivo appieno, senza il peso del passato e senza l’ansia del futuro. Mi godo il presente ed è la cosa più bella che potessi imparare».

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