Svolta nel caso della ricina: ci sarebbe un segreto scoperto alla base del giallo
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Potrebbe esserci una svolta nel giallo della ricina, a Pietracatella, che ha portato alla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia. Si fa infatti strada l’ipotesi che la donna avesse scoperto un segreto prima del decesso. Secondo quanto riferito dalla trasmissione Vita in Diretta su Rai1, si tratterebbe di «qualcosa che l’ha turbata a tal punto da arrivare a decidere di separarsi dal marito». A supporto di questa pista, gli inquirenti hanno analizzato i messaggi che la donna aveva inviato a un’amica per richiedere il nominativo di un avvocato specializzato in diritto di famiglia, elemento che attesterebbe l’intenzione di avviare le pratiche di separazione dal coniuge, Salvatore Di Vita. La stessa amica è ora iscritta nel registro degli indagati, a piede libero, con l’accusa di favoreggiamento per aver inizialmente negato l’esistenza di attriti all’interno del nucleo familiare. Prima del decesso, Di Ielsi si era confidata anche con il parroco, don Stefano Fracassi, ascoltato nuovamente dagli investigatori nella giornata di ieri, ma che non parla con i giornalisti.
Il cerchio dei sospettati è stato ristretto a tre persone – un uomo e due donne – di cui non si conoscono i dettagli dell’identità. Presso la Questura di Campobasso sono state ascoltate numerose persone informate sui fatti, tra cui un conoscente di Salvatore Di Vita, presentatosi spontaneamente per fornire elementi ritenuti rilevanti. I prossimi interrogatori si focalizzeranno invece sulle dinamiche relazionali della vittima. Sul fronte medico-legale, la dottoressa Benedetta Pia De Luca, incaricata dalla Procuratrice Antonelli di eseguire gli esami autoptici su Antonella Di Ielsi e sulla figlia Sara Di Vita, ha depositato telematicamente la propria relazione alla Procura di Larino. La consulente ha dichiarato all’Adnkronos: «Ho trasmesso martedì, per via digitale, il referto, dove confermo che entrambi i decessi sono stati causati da dosi letali di ricina». Adesso resterà da accertare la modalità di assunzione della sostanza tossica, valutando sia la pista del delitto maturato in ambito familiare, sia l’intervento di un soggetto esterno. Al momento il fascicolo rimane aperto contro ignoti.
Gli investigatori stanno parallelamente verificando la condotta di alcuni soggetti legati alle vittime nei giorni immediatamente successivi ai funerali. Il primo riguarda un viaggio all’estero compiuto da persone vicine alla famiglia a ridosso dei funerali, il secondo elemento al vaglio è una festa organizzata a Campobasso da un soggetto strettamente legato a madre e figlia, avvenuta nei giorni subito successivi alla tragedia. Dalla Procura e dalla Questura, che mantengono il massimo riserbo sul caso, si precisa che tali verifiche non costituiscono elementi di prova, ma si inseriscono nel quadro complessivo degli accertamenti in corso.
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