
Orietta Berti, che sta girando l’Italia con il nuovo singolo QCPF (Quadri Cuori Picche Fiori), ci svela quale tipo di seme rappresenta il suo matrimonio…
Sessant’anni di carriera, una nuova estate all’insegna della musica e tanti progetti già in cantiere. Orietta Berti continua a reinventarsi con l’entusiasmo di sempre, conquistando pubblici di ogni età senza perdere la propria verve. Dal nuovo singolo QCPF al rapporto con l’intelligenza artificiale, dall’amore con Osvaldo ai consigli per i giovani artisti, si racconta con noi a cuore aperto.

Che estate è questa per lei? Con i suoi ritmi così intensi riesce ancora a ritagliarsi qualche momento di relax?
«L’estate è sempre stata un periodo molto intenso, fatto di concerti, tournée e viaggi in tutta Italia per incontrare il pubblico. Anche quest’anno sono impegnatissima: sono in tour per promuovere il mio nuovo singolo estivo QCPF (Quadri Cuori Picche Fiori), insieme a Il Rosso e a IAEM, nei principali festival delle radio. Siamo stati al Tim Summer Hits con Carlo Conti, al Milano Pride, al Tim Summer Hits Live, ritrovando anche il caro Fabio Rovazzi nelle vesti di presentatore, al Radio Bruno Estate e in tanti altri appuntamenti. Il mio tour di concerti estivo continuerà fino alla fine di settembre. Tra una data e l’altra sono anche madrina del Tabar Karaoke Tour, promosso dal Gin Tabar, un viaggio alla ricerca del campione o della campionessa italiana di karaoke che festeggeremo il primo ottobre a Milano. Ma le sorprese non finiscono qui: a settembre uscirà un altro nuovo singolo, mentre in autunno arriveranno due libri, due progetti editoriali a cui tengo molto, e riprenderà anche la stagione televisiva. Insomma, preparatevi! Il mio vero relax arriva quando torno a casa e posso trascorrere il pomeriggio con le mie nipotine Olivia e Ottavia. Tra una merenda e l’altra mi aiutano a prendermi cura dei miei gatti e delle mie tartarughine. Si divertono tantissimo e hanno una dolcezza e un’empatia straordinarie verso gli animali».
Nel suo nuovo singolo QCPF canta insieme all’influencer Il Rosso e a IAEM, un’artista creata dall’intelligenza artificiale. Che effetto le fa duettare con un’entità virtuale? E come immagina il futuro della musica?
«È sempre bellissimo sperimentare. Ho voluto fortemente questo duetto perché era qualcosa di nuovo che nessuno aveva mai fatto in Italia. Sono la prima artista italiana ad averlo fatto e ne sono felice. L’intelligenza artificiale oggi è uno strumento di lavoro con cui tutto il mondo si confronta, dalla medicina all’arte e, come ogni strumento, deve essere utilizzata con equilibrio e attenzione. Mi piace ricordare la metafora di Alberto Angela: la tecnologia è come il fuoco. Può essere usata per scaldare il focolare di casa e cucinare per la famiglia, ma se utilizzata male può anche distruggere un bosco secolare. Questo significa che non dobbiamo pensare che tutto debba essere creato con l’intelligenza artificiale o delegato alla tecnologia. È semplicemente uno strumento in più. Anche l’autotune è stato adottato da molti artisti: è una possibilità tecnica, non significa che tutta la musica debba dipendere da quello. L’emozione umana, il contatto con il pubblico, la condivisione di un momento e la capacità di trasmettere sentimenti non potranno mai essere sostituiti. La musica continuerà ad avere bisogno di persone che scrivono, suonano e interpretano con il cuore. L’intelligenza artificiale può aiutare nella fase di pre-produzione, può suggerire idee, tonalità o caratteristiche di un brano, ma non può sostituire la creatività».
La canzone usa le carte da gioco come metafora dei sentimenti. Se dovesse scegliere una carta per raccontare il suo amore con Osvaldo, quale sarebbe?
«I simboli delle carte raccontano proprio le diverse forme dell’amore. I cuori rappresentano gli amori passionali della gioventù, quelli travolgenti. I quadri sono gli amori più platonici, a volte discreti, quelli che non sempre riescono a esprimersi completamente. I picche sono invece gli amori tormentati, quelli che fanno soffrire perché magari non sono più corrisposti o restano sospesi. Poi ci sono i fiori, che rappresentano gli amori più puri, romantici e coinvolgenti. Sono quelli della prima adolescenza, quelli che fanno venire “le farfalle nella pancia”, quelli delle estati spensierate da ragazzina. Ma sono anche gli amori della maturità, quelli caldi, affettuosi, rassicuranti, dove basta uno sguardo per emozionarsi. Con Osvaldo oggi viviamo proprio l’amore dei fiori, ed è un’emozione bellissima».
Da Mille a oggi è diventata una vera icona anche per la Generazione Z. Qual è il segreto per parlare ai giovani senza perdere la propria identità?
«Essere se stessi, naturali e sinceri. E soprattutto avere sempre curiosità e voglia di ascoltare gli altri. I giovani hanno tantissime cose da insegnarci: il loro modo di vedere il mondo, la loro energia e il loro entusiasmo alimentano anche la nostra voglia di condividere esperienze e conoscenze. Credo che rimanere curiosi e non avere paura di essere se stessi sia una regola fondamentale per vivere con vitalità».
Qual è il consiglio che dà più spesso ai giovani artisti quando lavora con loro?
«Di essere curiosi, di continuare a studiare e di ascoltare anche il parere di chi ha più esperienza. Nella vita tutto serve: i momenti belli e quelli più difficili sono comunque occasioni per imparare qualcosa. La mia raccomandazione è sempre quella di avere “la testa sulle spalle e i piedi ben ancorati per terra”, perché ogni giorno si ricomincia da capo. Come diceva Rossella O’Hara in Via col vento: il futuro è sempre una nuova pagina da scrivere».
L’affetto del suo pubblico la commuove

Recentemente ha raccontato che alla motorizzazione non l’hanno riconosciuta perché era senza trucco. Qual è la cosa più buffa o curiosa che le è successa ultimamente con i fan nella vita di tutti i giorni?
«Sì, è vero: è successo durante il rinnovo della patente. Non mi avevano riconosciuta subito, così ho affrontato l’esame senza particolari pressioni. Ma episodi curiosi e soprattutto meravigliosi me ne capitano continuamente grazie all’affetto del pubblico. Ogni giorno ricevo messaggi sui social, lettere e pensieri bellissimi da parte dei miei ammiratori. Sono dimostrazioni d’affetto davvero speciali e arrivano nelle forme più diverse: dai disegni e gli omaggi artistici ai pupazzetti creati con la mia immagine, dal peperoncino fino ad arrivare a bottiglie di gin personalizzate per me. La cosa più bella è che questo affetto attraversa più generazioni: ci sono nonni, genitori e nipotini che mi seguono insieme. L’amore che il pubblico mi dimostra ogni giorno è qualcosa di straordinario e profondamente emozionante».
Sappiamo che è sempre in viaggio, ma qual è l’oggetto che non può mai mancare nella valigia di Orietta Berti?
«La mia borsa è pesantissima, sembra quella di Mary Poppins! Dentro porto sempre tante cose che per me hanno un significato speciale. Non manca mai il peperoncino fresco, che fa bene alla voce ed è ricco di vitamina C, i trucchi e il mio profumo preferito. Poi porto sempre con me piccoli regali e pensieri ricevuti dai miei fan e dagli amici: alcuni sono santini, altri pupazzetti, altri ancora bigliettini con frasi d’affetto. E poi ci sono tre castagne, come mi dicevano da bambina, perché avrebbero tenuto lontano il raffreddore, e delle piccole tartarughine di ceramica che mi regalò il caro Maurizio Costanzo. Le porto sempre con me: sono un ricordo pieno di dolcezza e affetto».

Festeggia 60 anni di carriera e non sembra avere alcuna intenzione di fermarsi. Dove trova ogni giorno l’energia e la curiosità per ricominciare?
«L’energia fa parte del mio carattere e forse anche della cultura emiliana nella quale sono nata e cresciuta. Il lavoro e i nuovi progetti ti danno stimoli, entusiasmo e una visione del futuro. E quando tutto questo viene condiviso con le persone che ami diventa ancora più bello. La cosa più importante, però, rimane la salute: quella viene prima di tutto. Festeggerò i miei 60 anni di carriera con l’uscita, in autunno, del nuovo album cofanetto, che sarà ricco di sorprese. Abbiamo già iniziato i festeggiamenti con i primi singoli, Chi ama chiama e QCPF, ma il bello deve ancora arrivare».
Se la Orietta di oggi potesse incontrare la ragazza del 1965 che vinceva Un disco per l’estate con Tu sei quello, cosa le direbbe?
«Le darei un abbraccio fortissimo e non le darei consigli particolari. Le direi semplicemente di essere se stessa e di non cambiare nulla. Rifarei tutto, anche quelli che magari possono essere stati considerati errori. Perché anche le scelte sbagliate o i momenti difficili ci aiutano a crescere, a conoscerci meglio e a diventare le persone che siamo. Forse proprio una decisione che in passato sembrava sbagliata ha creato le condizioni per uno dei tanti successi della mia carriera e mi ha portata a costruire la mia vita con Osvaldo e con la mia famiglia. Nella vita non si può essere perfetti: non siamo onnipotenti e non possiamo prevedere tutto. Anche da un errore o da un’imperfezione può nascere qualcosa di bello, un successo o un nuovo progetto. L’unico rimpianto è forse quello di non aver passato ancora più tempo con i miei figli. Noi mamme abbiamo sempre il dubbio di poter fare qualcosa in più, perché i figli crescono velocemente. Lo vedo oggi con le mie nipotine Olivia e Ottavia: ogni giorno scoprono qualcosa di nuovo e diventano grandi sotto i nostri occhi».
Ha cantato l’amore in tutte le sue sfumature per sei decenni. Secondo lei il modo di amarsi dei ragazzi di oggi è davvero così diverso rispetto al passato?
«L’amore è una cosa naturale, fa parte della vita di ognuno di noi e non cambierà mai. Possono cambiare le abitudini, i modi di comunicare, i luoghi dove ci si incontra e il modo in cui si condivide il tempo insieme, ma le emozioni profonde rimangono sempre le stesse. Ogni epoca ha i suoi linguaggi: gli scrittori, i poeti e gli artisti raccontano l’amore con parole, colori e sensibilità diverse, ma la purezza dei sentimenti resta invariata. Come nella musica, le emozioni vere continuano a parlare alle persone perché raccontano la vita, e la vita è unica per ciascuno di noi».
Lei e Osvaldo vi dite ancora “ti amo”? E qual è il segreto di un amore così longevo?
«Sì, certamente. Credo che il segreto sia il dialogo, l’affetto, la comprensione reciproca e la capacità di accettare che l’amore, con il passare degli anni, cambia forma e diventa qualcosa di ancora più profondo. Come nelle carte, l’amore dei fiori è quello della tenerezza, della consapevolezza e della condivisione di una vita insieme. Ognuno di noi ha il proprio carattere e il proprio modo di vedere il mondo, ma proprio queste differenze ci rendono unici e ci permettono di migliorarci. Dopo tanti anni insieme, il bello è continuare a scegliersi ogni giorno».






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