Matilde Baldi morta per una gara tra auto, indagato l’autista della Porsche
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Ci sarebbe una gara di velocità tra due Porsche dietro il decesso di Matilde Baldi, 20 anni, originaria di Asti. La ragazza è morta martedì in ospedale ad Alessandria, cinque giorni dopo l’incidente avvenuto sull’autostrada Asti-Cuneo, quando si trovava a bordo della sua auto. La ragazza, studentessa di Economia e barista del Caffè Vergnano al centro commerciale Il Borgo di Asti, aveva riportato lesioni cerebrali irreversibili dopo essersi scontrata contro un’auto lanciata a oltre 200 chilometri orari. Ferita anche la madre, che si trovava in auto con lei: il suo quadro è grave e dovrà subire una serie di interventi chirurgici maxillofacciali.

Proprio dal racconto della madre il quadro di quello che è più di un semplice incidente sembra essere più chiaro: la donna, infatti, è riuscita a ricordare e raccontare l’impatto agli investigatori. Stando ai primi accertamenti le due Porsche, con targhe tedesche ma di proprietà di due imprenditori di Asti, stavano entrambe percorrendo l’autostrada ad alta velocità, quando una di queste si è scontrata contro la 500 in cui si trovava Matilde Baldi. Grazie alle telecamere di videosorveglianza e alle testimonianze di altri automobilisti, gli investigatori si stanno concentrando su una gara tra auto.

Sul caso indaga la pm Sara Paterno, che ha disposto una consulenza tecnica cinematica per ricostruire la dinamica dell’incidente. La procura di Asti ha iscritto nel registro degli indagati il conducente della Porsche 911 GT3 che ha tamponato la 500, già noto alle forze dell’ordine per altre vicende giudiziarie: ora è accusato di omicidio stradale. Gli inquirenti stanno valutando la posizione del secondo automobilista, che nelle prossime ore potrebbe essere indagato per cooperazione colposa.

«È assurdo che la mia Matilde sia morta così – ha detto il fidanzato della giovane al giornale “La Repubblica” – fa ancora più rabbia. Lei era una persona pura e lo ha dimostrato anche nella morte, salvando dieci vite con la donazione dei suoi organi». “Fa male – aggiunge Francesco Tozaj – ma mi interessa fino a un certo punto: non voglio neanche sapere chi è stato a ucciderla, tanto nulla me la ridarà indietro. Dovrei vendicarmi? Mi toglierei il verme che ho dentro ma sarebbe ancora peggio. Non ci voglio pensare, non so neanche che cosa farei all’uomo della Porsche se me lo trovassi davanti».
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