
Nuovo attacco nella giornata dell’altroieri alla base Unifil nel sud del Libano. Due razzi da 122 millimetri sono caduti all’interno del perimetro della base di Shama, in cui ci sono anche nostri militari della Brigata Sassari. Il primo razzo ha causato danni vicino allo spaccio, il secondo a poca distanza da un locale tecnico dove si trovavano alcuni ufficiali provenienti dalla Tanzania.
Ricordiamo che il contingente militare Unifil è una forza di interposizione dell’Onu creata il 19 marzo 1978 allo scopo di confermare il ritiro di Israele dal Sud del Libano dopo i conflitti che li hanno visti opposti, restaurare la pace e la sicurezza e supportare il governo libanese nel ristabilire la sua autorità nell’area.

Nessuno dei nostri militari è in pericolo di vita perché si trovavano comunque all’interno dei bunker. «Se non avessimo queste regole d’ingaggio, come il rimanere all’interno dei bunker durante i bombardamenti, a Shama ci sarebbero stati danni ben maggiori», è il commento di Andrea Tenenti, portavoce della missione Unifil.
Il nostro ministro della Difesa Guido Crosetto ha espresso la sua contrarierà al bombardamento che è il terzo in una sola settimana: «Ho chiesto di evitare il più possibile i combattimenti vicino alle nostre basi all’unico interlocutore cui posso chiederlo, Israele».
Tuttavia, questi non si possono più definire incidenti. Entrambi i fronti stanno deliberatamente mirando allo scontro tra le colline intorno alla base usandola come scudo e anche per provocare un’escalation internazionale del conflitto. C’è da chiedersi ora se sia ancora il caso di tenere un contingente militare di peacekeaping internazionale in quell’area senza la possibilità di poter intervenire in un conflitto armato.
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