
Anche quando affronta temi seri come la morte, non manca mai l’ironia. Quanto conta la capacità di sorridere di se stessi?
«Credo che sorridere di se stessi sia una forma di intelligenza e anche una forma di salvezza. Ho sempre diffidato di chi confonde la pesantezza con la profondità. Amo molto l’idea di leggerezza di Italo Calvino: non superficialità, ma la capacità di guardare il mondo senza lasciarsi schiacciare. Per me il sorriso è un piccolo esercizio quotidiano di resistenza e di fiducia. Emicrania permettendo, ahimè ne soffro spesso».
Arabella ha già conquistato molti lettori. La immagina sullo schermo?
«Confesso che mi piacerebbe moltissimo vedere i miei libri diventare una serie per una piattaforma come Netflix o Prime Video. Ha tutti gli ingredienti che amo da spettatrice e ci stiamo lavorando. Le lettrici mi stanno chiedendo già un “Arabella 3”. Troppo presto per pensarci, intanto mi godo il loro affetto, le presentazioni in libreria e i festival letterari che mi aspettano. Tra i tanti, Insolita rassegna, a Nardò in Salento, il 18 luglio, e Altamarea Book Beach, il 23 e 24 luglio, sulla spiaggia di Altamarea Beach Village di Cattolica».
Nell’epoca degli smartphone e dell’intelligenza artificiale continua a scrivere a mano. Che cosa le dà, in più, una penna?
«La magia della lentezza. Scrivere a mano mi costringe a rallentare. Il cervello corre più veloce della mano e quindi devo scegliere, filtrare, ascoltare meglio quello che sto pensando».
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