
Isa Grassano: «“A volte è complicato”, però ne vale sempre la pena!»
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Giornalista, scrittrice e viaggiatrice instancabile, Isa Grassano ci aspetta in libreria: dopo Un giorno sì un giorno no, le avventure di Arabella continuano con il sequel. La protagonista dei suoi due romanzi è stata definita la “Bridget Jones made in Italy”… un po’ come la sua autrice, che colleziona vita e storie in giro per il mondo.
C’è chi colleziona calamite, chi cartoline, chi le boule di vetro con la neve. Isa Grassano colleziona storie. Le trova in un borgo della Basilicata, su una nave che risale il Nilo, in una stazione ferroviaria, tra le sale di un museo, nella hall di un hotel o durante una chiacchierata in bus. Giornalista, scrittrice e viaggiatrice instancabile, si definisce una narratrice di emozioni. Lo fa attraverso articoli, guide e, soprattutto, romanzi. Con A volte è complicato (Giraldi) torna in libreria anche Arabella, definita la “Bridget Jones made in Italy” e protagonista già amata dai lettori di Un giorno sì un altro no, ma pronta a conquistare anche chi la incontra per la prima volta (si può leggere in autonomia).

Più adulta, più consapevole, ma non per questo meno confusa. Un romanzo ambientato a Roma – con qualche incursione a Sorrento, Bologna e tra le Dolomiti Lucane – pieno di spunti e riflessioni (alcune autobiografiche), ironia e malinconia, un pizzico di eros, che ruota attorno a una domanda: tra restare e diventare, quale passo siamo davvero disposti a compiere?
Dall’amicizia alla poesia: il cuore del romanzo
Nel titolo A volte è complicato sembra nascondersi una piccola verità universale. Che cosa è complicato per Arabella? E che cosa per Isa?
«Per Arabella capire che cosa desidera davvero, non chi scegliere, ma chi vuole essere. Per me, invece, è complicato accettare che non si possa essere in più posti contemporaneamente, che il sole non sia garantito sempre e che si debba morire. Battute a parte, tante volte è complicato, ma sempre ne vale la pena».
Sara è una presenza fondamentale nella vita di Arabella. Come cambia l’amicizia crescendo?
«A vent’anni si condividono le uscite e le esperienze. Dopo i quarant’anni si condividono le vite vere: le fragilità, le delusioni, le perdite. Le amiche che restano non hanno bisogno di sentirsi ogni giorno. Sono quelle che puoi chiamare dopo settimane e ritrovare esattamente dove vi eravate lasciate. Ho la fortuna di avere persone speciali, che come Sara nel romanzo, fanno sì da grillo parlante ma sanno ascoltare».

Ogni capitolo si apre con una poesia. Perché questa scelta?
«Perché credo che la poesia riesca a dire in poche battute ciò che la prosa impiega molte pagine a raccontare. I versi che introducono i capitoli sono una chiave d’accesso emotiva alla storia. Inoltre mi piaceva creare un dialogo tra voci diverse. Alcune, come Elena Mearini, Stefania Carminati e Rosanna Santoro, le conosco personalmente. In fondo i libri non nascono mai davvero da soli. Dentro finiscono le parole di chi abbiamo letto, incontrato e portato con noi lungo il cammino».
Tra ironia e autenticità: il mondo di Isa Grassano
Anche quando affronta temi seri come la morte, non manca mai l’ironia. Quanto conta la capacità di sorridere di se stessi?
«Credo che sorridere di se stessi sia una forma di intelligenza e anche una forma di salvezza. Ho sempre diffidato di chi confonde la pesantezza con la profondità. Amo molto l’idea di leggerezza di Italo Calvino: non superficialità, ma la capacità di guardare il mondo senza lasciarsi schiacciare. Per me il sorriso è un piccolo esercizio quotidiano di resistenza e di fiducia. Emicrania permettendo, ahimè ne soffro spesso».
Arabella ha già conquistato molti lettori. La immagina sullo schermo?
«Confesso che mi piacerebbe moltissimo vedere i miei libri diventare una serie per una piattaforma come Netflix o Prime Video. Ha tutti gli ingredienti che amo da spettatrice e ci stiamo lavorando. Le lettrici mi stanno chiedendo già un “Arabella 3”. Troppo presto per pensarci, intanto mi godo il loro affetto, le presentazioni in libreria e i festival letterari che mi aspettano. Tra i tanti, Insolita rassegna, a Nardò in Salento, il 18 luglio, e Altamarea Book Beach, il 23 e 24 luglio, sulla spiaggia di Altamarea Beach Village di Cattolica».
Nell’epoca degli smartphone e dell’intelligenza artificiale continua a scrivere a mano. Che cosa le dà, in più, una penna?
«La magia della lentezza. Scrivere a mano mi costringe a rallentare. Il cervello corre più veloce della mano e quindi devo scegliere, filtrare, ascoltare meglio quello che sto pensando».
Dalle storie raccontate alla vita vissuta
Da anni si occupa di giornalismo costruttivo. Quanto c’è di questo approccio nella sua narrativa?
«Molto. Con altri colleghi ho cofondato l’Associazione Constructive Network APS, presieduta da Assunta Corbo, cara amica, perché credo in un’informazione che non nasconde le difficoltà, ma prova a illuminare anche le risorse, le possibilità e i percorsi di cambiamento. Penso che questa visione sia entrata naturalmente anche nei miei romanzi. Mi interessano i personaggi imperfetti ma veri, quelli che sbagliano, hanno sensi di colpa e spesso prendono decisioni discutibili. E mi interessa ancora di più capire come reagiscono, come cambiano, come trovano la forza di rimettersi in cammino».

Qual è stata una scelta che le ha cambiato il destino?
«Lasciare la Basilicata per Bologna. Non è stato solo un trasferimento geografico ma un passaggio verso la donna che sarei diventata. Però le radici continuano a nutrire tutto quello che scrivo. Credo che nei miei libri, così come nei miei articoli, il Sud che amo sia presente anche quando non viene nominato».
Che rapporto ha con il tempo che passa?
«Altalenante. A volte mi sento ottantenne, soprattutto quando penso a tutte le persone incontrate, ai viaggi fatti, alle storie raccolte e alle vite che ho avuto la fortuna di sfiorare. Altre volte quindicenne. Continuo a guardare il mondo con stupore. Per energia, invece, trentenne, pronta persino a sfidare i giovani praticanti del Master in Giornalismo di Bologna, dove sono tutor. In ogni caso, mai quelli che ho. E a tutte le età continuo a ridere molto. Quanto allo specchio, la battaglia è aperta. Ogni giorno scopro una ruga in più, un’imperfezione, qualcosa da migliorare e la mia povera estetista Thea di La Dea deve sorbirsi le mie lamentele. Per fortuna poi trova sempre il modo di rincuorarmi con le parole e i trattamenti. Certo, so perfettamente che il tempo vincerà, ma combatto lo stesso e ho sviluppato un discreto talento nello scegliere la luce giusta per le fotografie. Non fa miracoli, ma aiuta» (Ride, ndr).
Nei rapporti umani, quale qualità apprezza di più?
«La reciprocità. Mi piace esserci per le persone a cui voglio bene, aiutare, dedicare momenti ed energie. Al mio paese – San Mauro Forte, in provincia di Matera – si dice che l’amicizia si mantiene quando lo strofinaccio va e viene. Forse per questo faccio fatica a capire chi, ad esempio, visualizza un messaggio e non risponde o chi dà per scontato ciò che riceve. L’ingratitudine è una delle cose che né io né Arabella sopportiamo».

I taccuini per tutte le stagioni
Prima è arrivato Book Sun Lover, un must anche per questa estate. Poi Book Winter Lover. E le altre stagioni? Isa Grassano non si sbilancia, ma sorride. «Posso dire che con Rossella Bianco, la direttrice editoriale di Giraldi, ne stiamo parlando. Del resto, sarebbe un peccato lasciare primavera e autunno senza il loro taccuino. Poi se sto troppo tempo senza creare, sento subito il bisogno di inventarmi qualcosa di nuovo. Anzi, per dirla con la mia conterranea Angelina Mango: “Che a stare ferma a me mi viene, a me mi viene la noia”».





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