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maschilismo
Attualità

Il maschilismo nello showbiz tra discriminazioni sull’età e body-shaming

Sonia Russo
Sonia Russo
Dicembre 15, 2025

In questo articolo

  • Dopo i quarant’anni: protagoniste cercasi
  • Conduttrici e showgirl: l’esame continuo
  • La libertà che finisce con l’età…
  • Uomini liberi di invecchiare, donne no
Maschilismo e ageismo: nel mondo dello spettacolo le donne affrontano ancora discriminazioni legate all’età e al corpo

Nello showbiz esiste un cronometro silenzioso che scatta solo per le donne. Non fa rumore, non appare nei contratti, ma decide tutto: ruoli, visibilità, centralità. Un orologio invisibile che non segna minuti, ma sentenze: troppo grande per un ruolo principale, troppo esposta per mostrarsi, troppo audace per vestirsi come vuole. È un tempo che non scorre allo stesso modo per tutti. Quando una donna supera una certa età smette di essere protagonista e diventa “adatta a”, “di contorno”, “di passaggio”. Gli uomini maturano, si incanutiscono, ingrassano, e restano eroi, amanti, leader. Loro attraversano l’età senza conseguenze, le donne ne restano prigioniere. È un maschilismo sottile ma strutturale, che attrici, showgirl e conduttrici denunciano da anni, spesso nel silenzio generale e, anzi, spesso pagando il prezzo di essere definite “polemiche” invece che semplicemente lucide.

Dopo i quarant’anni: protagoniste cercasi

Il maschilismo dello showbiz tra discriminazioni d’età e body-shaming

Nel cinema e in televisione l’età non è un problema, a patto che tu sia un uomo. Le attrici, invece, raccontano da tempo come, superata una certa soglia, i copioni si assottiglino, i ruoli si restringano, le opportunità si dissolvano. Non per mancanza di talento o di pubblico, ma per una narrazione che fatica ad accettare donne adulte al centro della scena. È l’ageismo che si somma al sessismo, una doppia penalizzazione che continua a essere normalizzata.

Superata una soglia non dichiarata, i ruoli da protagonista si rarefanno, le storie si accorciano, la centralità svanisce. E il maschilismo si traveste da normalità produttiva. Eleonora Giorgi lo aveva detto più volte: le attrici over 60 vengono discriminate in modo sistematico. Non è una crisi di talento, ma di sguardo. Il sistema smette di scrivere per loro, come se l’esperienza fosse un difetto e non una risorsa. Una rimozione silenziosa, che non fa scandalo ma produce effetti concreti: carriere interrotte, ruoli marginali, invisibilità. Intanto, uomini coetanei continuano a interpretare protagonisti, amanti, personaggi complessi senza che nessuno metta in discussione la loro “credibilità”.

Conduttrici e showgirl: l’esame continuo

Il maschilismo dello showbiz tra discriminazioni d’età e body-shaming
Da anni, Vanessa Incontrada (47) si batte contro il body-shaming alle donne di spettacolo.

Alle donne dello spettacolo non basta lottare contro l’età: devono anche difendersi da un controllo ossessivo del corpo che diventa un campo minato permanente. Peso, cellulite, ricrescita, abiti. Ogni apparizione diventa un esame: ingrassata o dimagrita, troppo magra o troppo morbida, ricrescita visibile, ruga sospetta. Tutto viene commentato, giudicato, amplificato. Vanessa Incontrada lo ha sintetizzato con chiarezza: questo tipo di scrutinio riguarda solo le donne. Nessuno si permette di fare lo stesso con i colleghi uomini, che attraversano il tempo senza dover rendere conto a nessuno del proprio aspetto. Gli uomini possono cambiare, ingrassare, invecchiare senza che nessuno li trasformi in un caso mediatico. Per le donne, invece, ogni centimetro diventa notizia.

La libertà che finisce con l’età…

Marcella Bella (73) [foto di Paolo De Francesco]
Marcella Bella (73) [foto di Paolo De Francesco]

Il caso più emblematico è passato proprio in queste settimane da Ballando con le Stelle. Marcella Bella è stata messa in discussione non per i passi, ma per i look: giudicata “troppo smutandata”, troppo scoperta, troppo tutto. Come se, superata una certa età, il corpo femminile dovesse improvvisamente chiedere permesso per esistere. Non un commento tecnico, ma un richiamo morale, che raramente — se non mai — colpisce i concorrenti uomini.

Sempre nello stesso contesto è esplosa la polemica sulle parole di Guillermo Mariotto, secondo cui dopo una certa età alcuni colori, come il nero, “non vanno bene”. Il riferimento a Nancy Brilli ha riacceso una domanda fondamentale: chi decide cosa una donna può o non può indossare? E perché questo tipo di prescrizioni non vale mai per gli uomini, che nessuno si sogna di ammonire su giacche, colori o scollature fuori tempo massimo?

Uomini liberi di invecchiare, donne no

Il maschilismo dello showbiz tra discriminazioni d’età e body-shaming
Max Giusti e Isobel Kinnear: lui conduce e lei gli fa da valletta nell'avventura di "Caduta libera".

La disparità è tutta qui, il doppio standard è evidente: agli uomini è concessa la libertà di invecchiare, alle donne viene chiesto di scomparire o di adeguarsi. Agli uomini è concesso di cambiare, alle donne no. Gli uomini maturano, le donne “si rovinano”. Gli uomini acquistano fascino, le donne perdono valore mediatico. È una narrazione tossica che lo spettacolo continua a riprodurre, rafforzando stereotipi antichi e resistenti, mentre fuori tutto cambia.

Le donne “di una certa età” devono essere sobrie, misurate, discrete, possibilmente invisibili. E se non lo fanno, diventano un problema. Un messaggio pericoloso, che passa dalla tv e si riflette nella società.

È vero, qualcosa si muove, ma non basta. Negli ultimi anni qualche segnale di inversione esiste: protagoniste femminili adulte, storie più inclusive, personaggi scritti con profondità. Ma sono ancora eccezioni, non la regola. Finché l’età di una donna sarà vista come un limite e non come una risorsa narrativa, il maschilismo dello showbiz resterà lì, ben vestito, apparentemente moderno, ma profondamente antiquato. E il ritorno della valletta in programmi come La ruota della fortuna e Caduta Libera è un chiaro segnale che la donna, no, non può emanciparsi dal conduttore maschile ma deve sempre essere una sottoposta…

E finché le cose resteranno così, lo showbiz continuerà a raccontare una libertà a metà. Moderna in superficie, antica nella sostanza. E profondamente ingiusta.

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