Giulio Scarpati: «Così è nato Gregorio, il sensitivo misterioso di “Cuori 3”»
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Giulio Scarpati racconta il suo Gregorio Fois, il sensitivo misterioso di Cuori 3, uno dei personaggi più amati della fiction di Rai1. L’attore romano svela i segreti del set della serie e confida che, per calarsi nel ruolo, ha preso perfino lezioni di tarocchi!
Grande successo di pubblico e di critica per Cuori 3, la fiction ambientata all’ospedale Le Molinette di Torino, andata in onda su Rai1, con Matteo Martari e Pilar Fogliati, regia di Riccardo Donna, una coproduzione Rai Fiction, Rai Com e Aurora TV, realizzata in collaborazione con il Centro di Produzione RAI Piero Angela di Torino. Uno dei nuovi personaggi più amati è Gregorio Fois, un sensitivo misterioso che si ispira al torinese Gustavo Rol, interpretato da Giulio Scarpati, 69 anni, del segno dei Pesci, volto noto teatrale, cinematografico e televisivo. Hanno completato il cast Fausto Maria Sciarappa, Carolina Sala, Marco Bonini, Neva Leoni, Bianca Panconi, Carmine Buschini, Nicolo Pasetti, Giorgia Salari e Benedetta Cimatti.
Un ruolo che lo appassiona
Giulio, lei è stato una new entry della terza stagione di Cuori, contento del suo personaggio?
«Sì, molto. Dopo aver letto la sceneggiatura mi è piaciuto subito il personaggio, mi è sembrata una bella occasione lavorativa e ho accettato volentieri. Sono soddisfatto di quest’esperienza, sono entrato in una serie molto amata e seguita».
Ha interpretato Gregorio Fois, come lo descriverebbe?
«Misterioso, empatico e sensitivo».
Com’è entrato il suo personaggio nella storia?
«Gregorio incontra Delia Brunello (Pilar Fogliati) e Alberto Ferraris (Matteo Martari), casualmente, alla festa prematrimoniale della cardiologa Virginia Corvara (Bianca Panconi); con Delia si crea subito uno strano meccanismo magico e lei resta molto sorpresa da me. Il giorno dopo Gregorio verrà ricoverato al reparto di cardiologia dell’ospedale Le Molinette, proprio dove lavorano i due medici, e il tempo trascorso lì per la sua degenza gli permetterà di entrare sempre più in confidenza con Delia e Alberto. Fois darà numerosi consigli alla coppia e, nonostante la loro diffidenza verso le sue previsioni, diventerà per loro una persona fidata».
Ha girato maggiormente con Matteo Martari e Pilar Fogliati, aveva già lavorato con loro?
«No, non avevo mai lavorato con loro, è stata la nostra prima volta, avevo conosciuto già Pilar con Giovanni Veronesi ma in altre circostanze, per me è stata una piacevolissima sorpresa, un’avventura fantastica, mi sono trovato benissimo con tutti i colleghi e la troupe. Sul set c’è sempre stato un clima positivo, accogliente, tranquillo, anche con il regista Riccardo Donna si è creato un bel legame, è come se fossimo stati in una grande famiglia, quest’atmosfera è stata favorevole all’invenzione e alla creatività».
Dietro la performance c’è molto studio
Che tipo è Gregorio?
«È un uomo altruista, dotato di un forte intuito che gli permette di conoscere e capire a fondo le persone che frequenta, è un sensitivo, molto attento ai segnali, positivi e negativi, che ci arrivano ogni giorno. Una curiosità? Ho preso lezione di tarocchi da mia nipote perché dovevo maneggiare le carte, ho anche cercato di capire la psicologia del personaggio sia attraverso la sceneggiatura sia studiando il mondo esoterico. Devo ammettere che la curiosità sul genere umano appartiene anche a me, un attore deve carpire tutti i dettagli necessari per poi interpretare un ruolo».
Ha seguito le prime due serie di Cuori?
«Sì e mi sono piaciute tanto».
Perché, secondo lei, questo prodotto piace così tanto?
«Prima di tutto è scritto e realizzato benissimo, le scenografie sono eccezionali, è stato ricostruito alla perfezione e in maniera credibile un ospedale degli anni ’70, sono rimasto stupito dalla precisione, tutto corrisponde a quello che avveniva nei nosocomi di quel periodo. Inoltre, le persone che ci lavorano, dalla troupe tecnica ai parrucchieri e truccatori, dai costumisti e dagli scenografi ai fonici, sono tutte persone di qualità e altamente professionali.
Ad esempio, il mio personaggio è stato costruito bene anche dal punto di vista dei costumi. Quando si entra in una serie del genere, così perfetta e curata nei minimi particolari, si lavora meglio, con entusiasmo e piacere, si respira una forte sinergia, ciascuno porta il proprio contributo e i risultati arrivano. Per me è stata un’esperienza impagabile».
Tra passioni private e nuovi progetti
Come trascorre il suo tempo libero?
«Un attore che sceglie questa professione ama il proprio mestiere e non smette mai di studiare, approfondire, leggere, informarsi. Quando ho del tempo libero mi dedico alla cura delle piante che ho nei terrazzi della mia casa, mi rilasso e non penso a nulla».
Un desiderio privato e uno professionale da realizzare?
«Come desiderio privato mi auguro di stare bene in salute, professionalmente vorrei interpretare sempre personaggi belli e stimolanti come quello di Gregorio. Ho realizzato un documentario su Giuseppe Verdi e ho portato in scena uno spettacolo su Giovanni Pascoli. Voglio cercare personaggi diversi, coinvolgenti, formativi e che mi piacciano; per fortuna, se all’inizio della carriera non puoi tanto scegliere perché devi lavorare, quando hai una certa età puoi decidere più facilmente in base ai tuoi gusti e alle tue inclinazioni».
Dopo Ti ricordi la casa rossa? sta pensando a un nuovo libro?
«No, io non sono uno scrittore e ho dichiarato, nella quarta di copertina, che questo sarebbe stato il mio unico libro. Ho voluto raccontare una storia personale che si intrecciava con la malattia di mia mamma, affetta da Alzheimer, e di come questo tipo di malattia possa travolgere la vita di un paziente e dei suoi familiari. Io ne sono stato travolto, desideravo ricordare le cose belle del passato e testimoniare ciò che stessi vivendo, soprattutto la difficoltà di comunicare con le parole.
Il libro è servito anche a tante altre persone, che si trovavano nelle mie stesse condizioni. Oggi si parla di più di questa malattia, prima c’era vergogna nei confronti di tale patologia, anche i parenti non sapevano come comportarsi; ho raccontato anche tutti gli errori che ho commesso in questo percorso, si tratta di una malattia bruttissima, che penalizza chi non ha molte possibilità, purtroppo devi avere le spalle larghe e anche un certo benessere per curare chi viene colpito dall’Alzheimer».

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