
Giallo Villa Pamphili, nuova pista: c’è una super testimone
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L’esame del Dna ha dimostrato che i due corpi ritrovati a Villa Pamphili a Roma sono di madre e figlia, che sarebbero morte a distanza di giorni l’una dall’altra. Sul corpo della madre non ci sono segni di violenze, ma dei tatuaggi che potrebbero aiutare nell’identificazione. E spunta una giardiniera che avrebbe visto le due in compagnia di un uomo
È ancora avvolto nel mistero il giallo di Villa Pamphili, a Roma, dove sono stati trovati i corpi di una donna e di una bambina, che si è scoperto successivamente essere sua figlia. Il Dna ha infatti confermato il primo sospetto: la donna di circa 30 anni e la bambina di pochi mesi, forse 6, sono madre e figlia. L’autopsia effettuata rivela anche altro: la bambina ha segni di soffocamento e altri lividi ed ematomi riconducibili alle botte ricevute, ma dagli altri segni è verosimile che sia morta altrove e sia stata trasportata in un secondo momento nella villa, dove la mamma si trovava già, morta, da alcuni giorni. Per la madre, e questo confonde ancor di più il quadro, l’autopsia rivela che non si tratta di una morte violenta, e non ci sono evidenze di abuso di sostanze stupefacenti. Inoltre, su entrambi i corpi non ci sono segni di violenza sessuale. Anche l’identità di madre e figlia resta un giallo: se inizialmente si pensava a una donna clochard, tra i tanti che affollano gli angoli della villa, l’aspetto curato della donna e le sue unghie curate hanno fatto pensare che la strada da seguire sia un’altra.
È stato ritrovato un vestitino rosa e un bracciale, forse appartenenti alla bambina e alla sua mamma
Ad aiutare gli inquirenti possono essere i tatuaggi che si trovano sulla pelle della donna, diffusi dalla questura di Roma al fine di ricevere l’aiuto di qualcuno che conosca la vittima e riconosca i disegni sul corpo: una rosa sul piede destro vicino al malleolo, un disegno floreale con una stella sulla fascia addominale, una tavola da surf stilizzata con un teschio sul braccio destro, in cui forse si intravede una bandiera lituana che può essere d’aiuto, e due pappagalli sul braccio destro all’altezza dell’omero sul lato interno.
La ricostruzione del decesso è anch’essa piena di incertezze perché i due corpi, che sono stati ritrovati a circa duecento metri di distanza l’uno dall’altro, danno, appunto, indizi di tempi diversi agli investigatori: le due vittime sono morte a distanza di diversi giorni l’una dall’altra, forse anche di una settimana. Altri oggetti utili alla indagine, intanto, emergono dalla centralissima villa romana. Nel cestino di villa Pamphili sono stati ritrovati uno smalto e un vestitino rosa, verosimilmente appartenente alla piccola, un vestito dal quale si cercherà di ricavare impronte e tracce di Dna per confrontarle con quelle ritrovate sul sacco di plastica che avvolgeva la donna, trovata nuda, così come la figlia, in mezzo all’erba, nella giornata di sabato. Mercoledì è stato ritrovato invece un bracciale da una giornalista, forse appartenente alla donna.
Le testimonianze riferiscono di un uomo con in braccio "un fagottino"

Le indagini coordinate dal pm Antonio Verdi e dall’aggiunto Giuseppe Cascini, cercano di ricostruire gli indizi anche attraverso l’aiuto dei testimoni, tra cui una supertestimone che avrebbe individuato le vittime: un gruppo di ragazzi e una donna, hanno prima dichiarato che, nella notte tra venerdì e sabato, hanno visto un uomo aggirarsi all’esterno del parco che, secondo loro, aveva in braccio una bambina. Secondo la donna testimone del fatto, la bimba era sveglia. Parere contrario quello degli altri testimoni per i quali la piccola era già morta. Riguardo all’uomo, si tratterebbe di uno con carnagione scura e un cappello per non farsi riconoscere.
La terza testimone, una giardiniera arrivata dagli inquirenti in un secondo momento, invece ha dato una pista ben precisa da seguire, parlando anche lei di un uomo: secondo la sua ricostruzione la donna e la bambina, insieme a un uomo, avevano provato a mettere una tenda a Villa Pamphili, cosa che lei stessa aveva vietato. La tenda sarebbe stata donata da una associazione di volontariato ed era stata già sequestrata dagli inquirenti, e questa pista a oggi sembra proprio quella da percorrere per accendere una luce in questa vicenda.
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