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La stella del calcio del Milan e della nazionale italiana, Franco Baresi, è morta all’età di 66 anni. Un anno fa gli era stato asportato un nodulo al polmone, intervento a cui era seguito un ciclo di immunoterapia di consolidamento. Il giocatore che ha vissuto la sua carriera interamente con il Milan, l’ultima volta era apparso in pubblico a febbraio come tedoforo olimpico a San Siro al fianco di Giuseppe Bergomi. In quell’occasione, con un filo di voce, aveva dichiarato: «Il peggio è passato, anche questa volta ci ho provato, anche questa volta nessuno mi ha regalato niente». Nato in provincia di Brescia e rimasto orfano di padre a 14 anni, Franco Baresi fu scartato dall’Inter a 12 anni per la corporatura troppo gracile, prima di superare al terzo tentativo i provini con il Milan. Fu Nils Liedholm a farlo diventare titolare, mentre Gianni Rivera previde il suo futuro dicendo: «Ne farà di strada», ottenendo che gli venisse pagato il premio di 50 milioni di lire per il decimo scudetto. Alto 1,76 metri, Baresi si è affermato come libero e regista arretrato, combinando accelerazioni, anticipi in scivolata, una potente fisicità nell’impatto e la capacità di trasformare la fase difensiva in offensiva. Sotto la guida di Arrigo Sacchi ha guidato la linea difensiva con Tassotti, Costacurta e Maldini.

In 15 anni da capitano del Milan ha collezionato 719 presenze, tre Coppe dei Campioni e il secondo posto al Pallone d’Oro nel 1989 dietro Marco van Basten. In suo onore, il club rossonero ha ritirato la maglia numero 6. In maglia azzurra Baresi ha vinto il Mondiale del 1982 senza giocare e arrivò terzo a Italia ’90. Durante il Mondiale negli Stati Uniti del 1994, operato al menisco dopo l’infortunio contro la Norvegia, è rientrato dopo 24 giorni giocando 120 minuti nella finale contro il Brasile, prima di fermarsi per i crampi e sbagliare uno dei calci di rigore finali. Il valore di Baresi è stato costantemente accostato a quello di altri interpreti del ruolo come Franz Beckenbauer e Gaetano Scirea. Lo stile di gioco del difensore milanista è stato caratterizzato da una potente efficacia difensiva e da una leadership esercitata attraverso il rigore e la parsimonia di parole.

Maldini, compagno al Milan lo ricorda così: «Ciao Franco, oggi provo la stessa sensazione di quando, per un qualsiasi motivo, non potevi scendere in campo al nostro fianco: come faremo senza il nostro Capitano? Mi hai insegnato a lottare fino all’ultimo respiro, cosa significhino l’attaccamento alla maglia e il valore di essere un vero leader. Lo hai fatto con l’esempio, ogni giorno: poche parole, ma tantissimi fatti. Mi hai protetto quando ero un bambino, mi hai guidato da ragazzo e mi hai ispirato da uomo». Posta invece una foto scattata con Franco Baresi, Silvio Berlusconi e Fabio Capello, e la scritta: «Hai raggiunto il tuo Presidente. 6 per sempre», l’ex amministratore delegato del Milan, Adriano Galliani. Qualche anno fa Galliani dichiarò: «Nessuno ci ha mai chiesto Baresi da quando arrivai con Berlusconi, nessuno in Italia e in Europa si permise di chiederci uno dei nostri campioni. Poi Franco era legatissimo alla maglia rossonera, era cucita sulla pelle. Avrebbe potuto andar via, magari nelle due occasioni in cui il Milan andò in Serie B e se rimase in quelle situazioni, figuriamoci poi dopo».
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