Flotilla, Thiago e Saif rimangono in Israele. Le associazioni denunciano torture
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Sono ancora in Israele, Thiago Ávila e Saif Abukeshek, i due membri della Global Sumud Flotilla catturati mercoledì notte insieme ad altre 173 persone ma non rilasciati a Creta come i propri compagni. Le autorità israeliane hanno trattenuto i due e poi li hanno portati nel carcere di Shikma dopo che per 48 ore non si sono avute loro notizie. Solo adesso, in cella, hanno ricevuto la visita delle rispettive ambasciate e degli avvocati dell’associazione legale israelo-palestinese Adalah. Entrambi hanno raccontato le brutalità legate all’arresto da parte dell’esercito israeliano. Thiago Ávila, passaporto brasiliano, è stato trascinato per l’imbarcazione con il volto a terra e ripetutamente picchiato dai militari al punto di essere svenuto due volte. Violenze simili ha subito anche Abukeshek, cittadino spagnolo e svedese, nato a Nablus in Cisgiordania. Anche lui è dovuto rimanere legato, bendato e sdraiato a terra con il volto sul pavimento dal momento della cattura sino all’arrivo in carcere ieri mattina. Entrambi, entrati in sciopero della fame, sono in carcere accusati di essere parte di un’organizzazione terroristica. Oggi è prevista l’udienza davanti al tribunale civile che stabilirà i tempi della loro prigionia.

Thiago Ávila, 39 anni, ambientalista, è un esponente brasiliano della Flotilla. Seguitissimo sui social, si occupa di attivismo da circa 20 anni. Aveva già partecipato ad altre spedizioni umanitarie verso Gaza l’anno scorso. Saif Abu Keshek, palestinese nato in Cisgiordania, vive a Barcellona e da oltre vent’anni organizza iniziative di solidarietà con la Palestina. «Quando ho incontrato Thiago era pieno di lividi ben visibili su tutto il corpo e sull’occhio sinistro che era tumefatto. Ora si trova in una cella priva di finestre – racconta Lubna Tuma, l’avvocata di Adalah, l’associazione che sta seguendo la vicenda – Da quando è stato catturato a largo della Grecia è stato messo in isolamento, con le mani legate e bendato. È stato interrogato dallo Shin Bet, il servizio di intelligence israeliano, che lo ha accusato di essere affiliato ad un’organizzazione terroristica. Poi gli hanno detto che lo avrebbe interrogato anche il Mossad, i servizi esteri. Tuttavia quando abbiamo chiesto informazioni sui loro capi d’accusa, si sono rifiutati di darcele». «Sappiamo che verrà chiesto un prolungamento della detenzione, ma non sappiamo di quanto: potrebbero essere settimane come giorni, ma non ci è stata data alcuna informazione e lo scopriremo in aula. Noi ci opporremo al trattenimento e chiederemo che vengano liberati». Racconta ancora Tuma.

I due facevano parte della missione della Flotilla partita dall’Italia. Entrambi erano partiti da Augusta a bordo della Eros 1, nave battente bandiera italiana. E da lì la notte di mercoledì sono stati prelevati e portati in Israele: dunque, in base al diritto del mare, i due si trovavano sotto la giurisdizione italiana. Per questo motivo il team legale della Flotilla ha presentato un ricorso urgente contro l’Italia alla Corte Europea dei diritti umani: spetta al governo italiano adottare tutte le misure possibili per prevenire che ne vengano violati i diritti fondamentali.
Le autorità italiane, secondo i legali, erano state avvisate tempestivamente di quanto stava avvenendo «ma non è stata adottata alcuna misura effettiva di protezione». Per rendere evidente la vicenda, la Flotilla ha organizzato un presidio davanti alla Farnesina con il deputato dem Arturo Scotto che ha preparato un’interrogazione parlamentare che depositerà nei prossimi giorni.
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