Emanuela Orlandi, c’è una nuova indagata: è la sua compagna dell’istituto di musica
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C’è una nuova indagata per la scomparsa di Emanuela Orlandi. È Laura Casagrande, oggi 57 anni, anche lei frequentatrice del Pontificio Istituto di Musica Sacra “Tommaso da Victoria”, oggi indagata per aver reso false testimonianze ai pm. Le due ragazze si conoscevano ma non frequentavano la stessa classe. Secondo la procura di Roma l’ex allieva dell’istituto avrebbe mentito nelle sue dichiarazioni e per questo hanno deciso di risentirla. Il nome della Casagrande non è nuovo: la donna, allora giovanissima, fu tra le prime allieve ascoltate e il suo resoconto del 22 giugno 1983 risultò da subito pieno di inesattezze.

Sentita subito dopo la sparizione, in un primo momento Laura Casagrande disse agli investigatori di aver visto Emanuela Orlandi alla fermata del bus numero 70. Successivamente, il 4 agosto 1983, fornì invece ai carabinieri un’altra versione, raccontando di aver avvistato Emanuela su corso Rinascimento mentre entrambe rientravano verso corso Vittorio con altri studenti.
La donna è protagonista di un altro evento: l’8 luglio 1983, intorno alle 16, qualcuno chiamò al telefono della sua abitazione lasciando un messaggio chiaro: «La cittadina Orlandi attualmente non si trova in territorio italiano», dissero, accompagnando la frase con l’ultimatum del 20 luglio, ovvero che Emanuela sarebbe stata uccisa se Alì Agca, terrorista turco, non fosse stato liberato.

La donna ha cambiato più volte la sua versione, fino a quando, nel 2024, ascoltata dalla Commissione Parlamentare, descrisse diversamente il ricordo di quel 22 giugno, giorno della scomparsa di Orlandi, dicendo di non aver visto mai Emanuela.
Oggi, a 57 anni, viene indagata per chiarire tutte le versioni da lei fornite nel corso degli anni. Questa testimonianza arriva nel corso della terza inchiesta sulla scomparsa di Emanuela, rimasta un giallo irrisolto, riaperta dai magistrati nel 2023.
«Apprendo la notizia dalla vostra agenzia – dice l’avvocato della famiglia Orlandi all’Adnkronos – non ne sapevo nulla: ciò che ha caratterizzato finora la procura di Roma è il fatto di agire nel massimo riserbo quindi ciò sicuramente rientra, laddove la notizia sia verificata, nel modus operandi della procura. Da parte nostra c’è la massima stima e il massimo rispetto nei confronti dei magistrati della procura di Roma che si stanno occupando della vicenda di Emanuela».
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