
Elisa Di Eusanio: «È arrivato il momento: voglio un ruolo da protagonista!»
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Dal set di Doc – Nelle tue mani, Elisa Di Eusanio ci parla della parte dell’infermiera Teresa, delle sue ambizioni artistiche e di responsabilità sociale. L’attrice abruzzese, ora impegnata nelle riprese della quarta stagione dell’amatissima fiction di Rai1, si confessa pronta per affrontare il “centro della scena”.
Sono iniziate le riprese di Doc – Nelle tue mani, la fiction di punta di Rai1 che ha conquistato milioni di telespettatori ed è ormai arrivata alla sua quarta stagione. Sul set, insieme a Luca Argentero e al resto del cast, è tornata anche Elisa Di Eusanio, che veste i panni di Teresa, l’infermiera diventata con il tempo una delle figure più amate della serie. Con entusiasmo e un pizzico di emozione ci racconta cosa significa ritrovare quel mondo e cosa porta con sé da questo viaggio professionale e umano.

Una trama avvincente e colleghi affascinanti
Il suo è un personaggio in cui la gente si riconosce. Che cosa significa per lei portare in scena questa donna così vera e umana?
«Per me Teresa non è un punto d’arrivo ma di partenza. È bellissimo ricevere un feedback così caldo dalle persone, tante donne si identificano in lei perché è estremamente vicina alla realtà. Io, che non avevo mai preso parte a un progetto così seguito, resto colpita dall’affetto che mi arriva: riempie l’anima e ti fa capire che il nostro lavoro serve a emozionare e, quando l’emozione torna indietro, è un dono enorme».
Il suo è un personaggio in cui la gente si riconosce. Che cosa significa per lei portare in scena questa donna così vera e umana?
«Per me Teresa non è un punto d’arrivo ma di partenza. È bellissimo ricevere un feedback così caldo dalle persone, tante donne si identificano in lei perché è estremamente vicina alla realtà. Io, che non avevo mai preso parte a un progetto così seguito, resto colpita dall’affetto che mi arriva: riempie l’anima e ti fa capire che il nostro lavoro serve a emozionare e, quando l’emozione torna indietro, è un dono enorme».
Cosa possiamo aspettarci dai nuovi episodi?
«Devo riconoscere agli autori la capacità di reinventarsi: non è facile tenere alta l’attenzione in un progetto che ha già raccontato tanto, ma loro ci sono riusciti. Vi assicuro che la quarta stagione è dinamica, piena di sorprese, colpi di scena e personaggi sempre più a fuoco».

Una domanda che tutte le lettrici vorrebbero farle: ma com’è Luca Argentero di persona?
«Ah, Luca Argentero è una di quelle persone che non può deludere! Quello che vedete sullo schermo corrisponde alla realtà. È bellissimo fuori, ma lo è anche dentro: gentile, professionale… lavorare con lui è un piacere e oggi posso definirlo anche un amico».
Lei ha detto che questa serie ha aggiunto molto al suo percorso: cosa pensa di aver dato lei a Teresa?
«Le ho dato la mia massima onestà, cercando di interpretarla con autenticità. Ci sono entrata in punta di piedi e poi il personaggio è stato cucito su di me: inevitabilmente ci ho messo tanto di mio. Teresa ha colori che non mi appartengono, ma tanta della mia energia sì. Le voglio bene e non capita spesso di volere bene ai personaggi che interpreti».
Nella sua carriera ha attraversato cinema, teatro e televisione, lavorando con nomi importanti come Carlo Verdone. Se guarda indietro, qual è la lezione più preziosa che ha portato a casa?
«La lezione che ho imparato? Fare questo mestiere con umiltà. Portare la propria creatività senza arroganza, osservare e ascoltare gli altri. È dalla relazione con gli altri che impari davvero. Gli attori che non ascoltano e che propongono solo se stessi rischiano di prendere il lavoro dalla parte sbagliata. Io, invece, ho sempre cercato di osservare e da ogni esperienza ho imparato qualcosa».

Tra i suoi ultimi lavori ci sono film come In fuga con Babbo Natale, 50 km all’ora e Ho visto un re. Come sceglie i progetti?
«All’inizio prendevo tutto, perché fa parte della gavetta. Ora sono più attenta: mi interessa la storia, il regista, il cast. Sono elementi fondamentali».
Sui social ha scritto: «Questa è la meraviglia del mio lavoro, osare e credere di essere tutte le donne del mondo». C’è una donna, un ruolo, che sogna ancora di interpretare?
«Sì, un ruolo da protagonista. Lo dico senza vergogna: mi piacerebbe affrontare un arco narrativo complesso, che attraversi commedia, dramma, comicità. Non importa che sia una donna forte o fragile, ma voglio un personaggio pieno di sfumature. Penso che sia arrivato il momento e credo di poterlo fare al meglio».
Che rapporto ha con le altre donne, dentro e fuori dal set?
«Mi sento fortunata perché amo molto le donne, la loro diversità, la loro bellezza. Sono attratta dai loro mondi, dal loro universo. Sono competitiva, ma nutro una sana competizione con me stessa, non con le altre. Sono solidale e cerco sempre di guardare oltre l’apparenza».
Ha incontrato la stessa solidarietà nei suoi confronti?
«Sì, da colleghe e amiche ricevo affetto e stima. È una fortuna grande».
Il coraggio di far sentire la propria voce
Sui social parla spesso di temi importanti, dalla violenza sulle donne ai diritti degli animali. Che riscontro ha avuto?
«Fortunatamente non sono mai stata bersagliata dagli hater. Credo che il segreto stia nel linguaggio: sono ferma sui miei principi, ma cerco di non essere aggressiva, non giudico. Voglio creare ponti, non muri. Così le persone si sentono ascoltate e non attaccate».

Ha sostenuto con forza la missione umanitaria Global Sumud Flotilla. Cosa l’ha spinta a esporsi così apertamente e cosa sente quando dice che “da troppo tempo siamo inermi davanti allo sterminio di un popolo”?
«Ho attraversato una crisi personale rispetto a ciò che accade in Palestina. All’inizio mi sentivo inerme, non sapevo cosa dire. Quando si tratta di altre battaglie, come la ricerca scientifica senza animali, lì possiamo essere noi ad agire.
Nel caso di una guerra, invece, possiamo fare ben poco e solo le istituzioni possono intervenire. Poi ho capito che, quando i civili si muovono dal basso, non puoi restare in silenzio. È la prima vera missione umanitaria fatta da civili che hanno scelto di imbarcarsi per portare sollievo a un popolo massacrato e se fai un lavoro pubblico non puoi non esporti».
Crede che l’artista abbia il dovere di farsi portavoce di cause sociali?
«La parola “dovere” non mi piace, preferisco “responsabilità”. Se sei un personaggio esposto e ti occupi di arte che parla di connessione, quando ci sono ingiustizie e violenze sugli indifesi hai la responsabilità di usare la tua voce. Io sento questa responsabilità, ma non giudico chi non si espone. Mi dispiace solo quando qualcuno ha la possibilità di farlo e sceglie di tacere».
In un post ha scritto: «Fermati. Il lavoro è importante ma il tempo per sé di più». Quanto è difficile imparare davvero a fermarsi e scegliere le priorità? Ci riesce?
«Me lo sono imposto. Ho deciso di vivere con il necessario senza strafare, per avere tempo per me, la mia famiglia, i miei cani. Questo mi ripaga più di qualsiasi progetto. Se ho già tre lavori, ad esempio, il quarto lo rifiuto. Noi artisti, abbiamo la fortuna di avere dei periodi di pausa e io cerco di sfruttarli».
Se dovesse raccontare Elisa oggi, in tre parole?
«Empatica, folle e sensibile».

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