Cinema in rivolta per il maxi taglio al settore previsto in manovra
In questo articolo

In questo articolo
Il cinema italiano è in rivolta per i tagli che colpiranno il settore, previsti nella manovra varata dal Governo. L’idea era quella di tagliare un terzo del “Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo”, un taglio di circa 150 milioni di euro che pesa sia sugli attori che su tutti gli operatori del settore e che l’anno successivo potrebbero diventare 200milioni. Le proteste sono partite al Festival del Cinema di Roma, quando gli operatori e le associazioni che racchiudono le maestranze hanno letto un comunicato: «Siamo una comunità di circa 124 mila persone, dagli autori alle maestranze, dai produttori ai tecnici, che rappresentano la base del gigantesco iceberg che tiene a galla tutto il comparto. Da fuori si vedono solo i nomi celebri, che quando si fanno portavoce dei lavoratori meno visibili vengono denigrati per silenziare la realtà del settore».
La rivolta aveva portato il ministro alla Cultura, Alessandro Giuli, dopo aver accettato il taglio, a un dietrofront che però sa’ di farsa. Se infatti inizialmente era lui che aveva firmato un decreto interministeriale riguardante un presunto “reindirizziamo al finanziamento del fondo” per alcune “somme inutilizzate dal 2022”, questi 100 milioni prelevati per portare nuova linfa al settore sono dei “contributi automatici” che le imprese possono utilizzare entro cinque anni, dopo averli maturati sulla base di parametri oggettivi misurati sul valore artistico, economico e culturale delle opere prodotte, quindi somme già a disposizione delle società cinematografiche che devono essere reinvestite in nuove opere.

Stando però a quanto scrive “Repubblica” una mail incastrerebbe il ministro che ha preso il posto di Gennaro Sangiuliano, datata 17 ottobre. In questa mail sarebbe stato proprio l’ufficio di Giuli a suggerire di tagliare di circa un terzo il budget per il cinema. Nel testo della mail si legge: “Il complessivo livello di finanziamento dei predetti interventi è parametrato annualmente all’11% delle entrate effettivamente incassate dal bilancio dello Stato registrate nell’anno precedente e comunque in misura non inferiore a 450 milioni di euro annui per il 2026 e a 400 milioni di euro annui a decorrere dal 2027”.
In seguito i tecnici della manovra hanno chiesto al ministero guidato da Giuli di rivedere l’importo, data l’entità enorme del taglio. Oggi tutto è bloccato, e gli operatori del cinema sono in attesa di buone nuove. Il settore, infatti, già in crisi per l’abbandono delle sale cinematografiche da parte del pubblico, chiedono di evitare i tagli che porterebbero alla fine dell’industria del cinema, a una paralisi del settore. “Le sorti del settore – avrebbe detto il ministro Giuli – stanno a cuore non solo al Mic ma anche agli altri organi del governo”.
A te l'onere del primo commento..