
Caso Delmastro, non passa l’acquisizione delle chat. Protestano le opposizioni
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La richiesta dell’acquisizione delle chat di Delmastro era stata chiesta dalla Procura di Roma. L’indagine punta a cercare elementi su un presunto prestanome del clan mafioso Senese. Bagarre a Montecitorio con proteste eclatanti.
Nulla da fare per l’acquisizione delle chat di Delmastro. In una giornata convulsa, l’Aula di Montecitorio ha respinto, con 206 voti contrari e 133 favorevoli, l’autorizzazione all’acquisizione delle chat tra l’ex sottosegretario e l’avvocato Mauro Caroccia. La richiesta era stata avanzata dalla Procura di Roma nell’ambito di accertamenti su un presunto prestanome del clan mafioso Senese. Essendo Delmastro un parlamentare, il voto doveva passare dall’aula. Durante la votazione a scrutinio segreto si sono registrate trenta assenze nella maggioranza (10 della Lega, 4 di Fratelli d’Italia, 4 di Forza Italia e 2 di area centrista, con meno di una dozzina di assenze giustificate) oltre ad alcuni voti in difformità rispetto alle indicazioni dei gruppi. Tra gli assenti figurava la presidente della Commissione Antimafia, Chiara Colosimo.
Le proteste delle opposizioni

La seduta è stata caratterizzata da proteste e momenti di tensione tra i gruppi parlamentari. Durante il dibattito, il relatore di maggioranza Pietro Pittalis (Forza Italia) ha sostenuto la decisione spiegando: «Negare l’autorizzazione al sequestro di quella corrispondenza non è un’interferenza al lavoro dei pm. Perché andava bene quando la sinistra disse no in favore dell’allora pd Renzi, perché va bene per negarle a Scarpinato del M5s, e adesso diventa scandaloso?». Di contro, il relatore di minoranza Federico Gianassi (PD) ha replicato: «Qui state invece mettendo i bastoni tra le ruote a un’indagine della magistratura che riguarda reati gravissimi». Le opposizioni hanno messo in atto diverse forme di protesta: i deputati di Alleanza Verdi e Sinistra si sono bendati gli occhi con fazzoletti bianchi, mentre i parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno sollevato cellulari e tablet. Sono seguiti gli interventi dei leader dell’opposizione. Giuseppe Conte (M5S) ha affermato: «Meloni fa video roboanti per dire che anche un ragazzino di 14 anni deve pagare, e poi fa scudare i suoi amichetti» e «Avrete macchiato con disonore le istituzioni, tirate fuori quella corrispondenza». La segretaria del PD Elly Schlein ha dichiarato: «Quest’aula sta impedendo che emerga la verità su un processo contro le mafie, quindi non invocate più il nome di Paolo Borsellino» e «Meloni aveva detto che non copriva più nessuno. Consentite l’acquisizione delle conversazioni, lasciate che emerga la verità».
La tensione è aumentata con l’intervento di Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia, che ha chiamato in causa il passato politico e la figura dell’ex Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, dichiarando: «Per noi fu una sconfitta il fatto che l’Msi non riuscì a fare eleggere Paolo Borsellino al Quirinale. La sinistra fece eleggere Scalfaro che un anno dopo liberò 300 mafiosi dal 41 bis». Bignami si è poi rivolto direttamente ai deputati del Partito Democratico: «Quello che dite è farina del vostro sacco o dei mafiosi incontrati quando siete andati da Cospito al 48 bis?». L’intervento ha provocato la reazione delle opposizioni, che hanno accusato Bignami di vilipendio chiedendo la sospensione della seduta. La presidente di turno Anna Ascani ha richiamato l’Aula richiedendo «rispetto per un ex presidente della Repubblica». Interpellato a margine dei lavori sul diritto di visita dei parlamentari nelle carceri, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha precisato che è «dovere e diritto dei parlamentari visitare i detenuti in carcere», confermando tuttavia la propria contrarietà all’acquisizione della corrispondenza di Delmastro poiché «C’è la vita di un deputato lì dentro».




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