
L'attesa è finita: da oggi parla il campo. Tra rivoluzioni, conferme e crisi del movimento, il calcio italiano cerca il rilancio nella stagione del Mondiale
Alle ore 18:30 di oggi, 23 agosto 2025, si riaccendono i riflettori sulla manifestazione, volente o nolente, più seguita d’Italia, che ci accompagnerà per i prossimi 9 mesi muovendo speranze, illusioni, rabbia, gioia ed emozioni di milioni di tifosi, disposti a tutto pur di assistere alle prodezze dei beniamini della propria squadra del cuore: il campionato di calcio di Serie A italiana, giunto alla sua 124esima edizione.
20 squadre, di cui più della metà hanno cambiato allenatore dalla scorsa stagione, 38 giornate complessive, con due turni infrasettimanali il 29 ottobre e il 6 gennaio, e 4 soste per la Nazionale. Il calendario prevede le solite giornate “spezzatino”, con le varie partite distribuite tra venerdì e lunedì e in orari diversi, così che ogni tifoso possa andare allo stadio per assistere alla partita della propria squadra e poi tornare a casa e sorbirsi alla TV tutte le altre partite. Una si sarebbe detto, sarcasticamente, “per la gioia di mogli e fidanzate”.
Ma ormai (per fortuna) non vale più neanche questo luogo comune. Dai tempi di Rita Pavone che spiazzava il partner maschile chiedendogli, invece di lasciarla sempre sola alla domenica per vedere la partita di pallone, “perché, perché, una volta non ci porti pure me?”, infatti, il calcio è diventato negli anni sempre più rito collettivo capace di attrarre tifo di ogni genere, momento di condivisione e una festa per tutti. I fan club sono popolati anche da fidanzate o ex fidanzate, figlie che seguono i padri, o semplicemente donne e ragazze ormai “accese” – sciarpa al collo e streaming sul device – nella loro passione per la propria squadra.

Si comincia, dunque, da dove ci eravamo lasciati. Sarà il Napoli, campione d’Italia per la quarta volta lo scorso maggio, ad inaugurare la prima giornata, alle ore 18:30, come detto, sul campo del neopromosso Sassuolo, in contemporanea a Genoa-Lecce. L’impresa di vincere due scudetti in tre anni, per una squadra non abituata a farlo in serie, è stata notevole. La società guidata da Aurelio De Laurentiis è una squadra finanziariamente in salute, che è stata capace di risalire dalla crisi tecnica in cui era caduta dopo l’addio di Luciano Spalletti alla fine del cavalcata del terzo scudetto nel 2023, grazie all’approdo sotto il Vesuvio di Antonio Conte. Un vero e proprio “martello” che ha saputo convincere il patron a investire in modo mirato e inculcare nei giocatori la convinzione necessaria a ripetere l’exploit di due anni prima. E anche quest’anno il Napoli parte in “pole position”, anche se non sarà facile ripetersi e soprattutto sopperire all’infortunio del bomber Romelu Lukaku, che lo terrà lontano dai campi per almeno tre mesi. Per questa ragione i dirigenti partenopei stanno cercando sul mercato un attaccante che possa sopperire alla sua assenza, che potrebbe essere Hojlund del Manchester United.

Risalendo lo Stivale, la Roma di Gasperini sembra l’esperimento più interessante di questa annata calcistica incipiente: sarà in grado il profeta del bel gioco, che in 9 anni ha portato l’Atalanta dal ruolo di provinciale, sia pur di lusso, a squadra capace di arrivare sul podio in Campionato e di vincere in Europa, di trasferire il suo metodo di lavoro e soprattutto le asperità del suo carattere nel non meno corrosivo ambiente romano, affamato di successi?
L’impressione è che, sia sulla carta sia sul campo, la Roma sia ancora un cantiere aperto.
Cantiere chiuso, fin troppo, invece, dall’altra parte del Tevere: per alcune irregolarità fiscali e un regolamento stringente, infatti, la Lazio è incorsa in un inatteso blocco del calciomercato in entrata, il che, di fatto, ha significato anche bloccare qualunque operazione in uscita, per non perdere competitività.
Di fatto, la squadra è la stessa arrivata settima e fuori dalle Coppe europee lo scorso anno, ma con il Gran Ritorno di Maurizio Sarri come allenatore al posto di Marco Baroni (passato al Torino) e, appunto, l’assenza dell’impegno infrasettimanale delle Coppe, ci si aspetta un gruppo compatto e concentrato sul Campionato, che potrebbe sorprendere.

A contare sul fattore “mercoledì sul divano” (cioè sul non essersi qualificato alle Coppe nella scorsa stagione) è anche il Milan, dove Massimiliano Allegri ha ripreso il suo posto sulla panchina di quel Milan che aveva portato allo scudetto nel 2011. Con addii importanti, come il mediano olandese Reijnders e Theo Hernandez, ma altrettanto importanti innesti come il giovane difensore Ricci dal Torino, i rossoneri si candidano a possibile sorpresa del Campionato, potendosi concentrare solo su di esso, cosa che aveva già aiutato il Napoli di Conte la scorsa stagione.
I cugini interisti, orfani dell’allenatore Simone Inzaghi, volato a suon di petrodollari in Arabia all’Al-Hilal, si presentano ai blocchi di partenza comunque come “vice-favoriti”. Il neo allenatore Christian Chivu, ex Parma (ma anche ex Primavera dell’Inter) è chiamato a dimostrare di essere all’altezza delle pressioni.

La Juventus del confermato allenatore Tudor si propone in sordina come terza forza del campionato, potendo contare sul nuovo acquisto in attacco, il bomber canadese Jonathan David, ma ancora alle prese con qualche difficoltà di mercato, tra il “caso Vlahovic” non ancora risolto (il giocatore, a 12 M a stagione d’ingaggio, è alla sua ultima annata sotto la Mole e la dirigenza lo venderebbe volentieri, ma in pochi sono disposti a farsi carico di quell’importo) e la speranza di far tornare in rosa l’attaccante francese del PSG Kolo-Muani, l’anno scorso solo in prestito.
C’è poi la curiosità di vedere come si comporterà l’Atalanta senza Gasperini, affidata alle cure del neo allenatore Juric, che è considerato, insieme, il suo primo e più fedele allievo e un allenatore che però ha fallito tutte le ultime sfide, e alle prese con l’ennesimo “caso Lookman”, il funambolico attaccante nigeriano arma vincente dei successi recenti neroazzurri, che da un paio di stagioni dà però l’idea che vorrebbe giocare ovunque tranne che dalle parti di Bergamo, salvo poi tornare all’ovile contrito, mentre la Fiorentina del neo tecnico Pioli e il Bologna di Italiano con gli innesti di Ciro Immobile tornato in Italia dopo l’esperienza turca al Besiktas e dell’ala Rowe, reduce da una cacciata al Marsiglia “per rissa”, si propongono come outsider di lusso.
Attenzione a considerare il Como solo per il fattore “simpatia”, per lo stadio suggestivo in riva al Lago e le presenze Vip sugli spalti: la società (proprietà dei ricchissimi fratelli indonesiani Hartono) è stata capace di resistere alle lusinghe delle migliori squadre d’Europa per il suo allenatore in ascesa Cesc Fabregas, considerato un “predestinato” della panchina, e per il talentino Nico Paz – che, se è la prima risposta fissa di Francesco Totti quando gli chiedono quale calciatore vorrebbe rappresentare come procuratore e quale talento vedrebbe volentieri in giallorosso, non è sicuramente un caso – e inoltre si è rinforzata sul mercato e aspira a competere per le posizioni che qualificano in Europa.
Il tutto mentre il calciomercato sarà ancora aperto tutto il mese di agosto e oltre, fino alle ore 20:00 di lunedì 1 settembre, per gli ultimi “colpi” con cui sistemare la rosa (o il bilancio…).


Nel complesso, ci apprestiamo a vivere una stagione complessa, partita già con durissime contestazioni della tifoseria organizzata del Milan in risposta alle restrizioni conseguenti alle indagini sull’infiltrazione della criminalità nelle curve, e con le polemiche con l’emittente DAZN per i costi del pacchetto di abbonamento che consente di seguire solo la propria squadra, giudicati troppo altri rispetto a quelli del pacchetto per l’intero campionato (oltre che per il riproporsi, anche recente, di difficoltà tecniche).
Il tutto, mentre l’intero movimento calcistico italiano, a dispetto di qualche buona impresa e finale raggiunta a livello di club, annaspa. In un mondo dominato da proprietà e campionati superricchi, capaci di proporre contratti a prezzi fuori portata, e da scuole calcistiche capaci di sfornare talenti su talenti, l’Italia arranca su entrambi i piani. Le proprietà delle principali squadre di Serie A sono ormai quasi tutte straniere, con l’eccezione di De Laurentiis al Napoli e Lotito alla Lazio e, in parte della Juventus, la cui quota di maggioranza è appannaggio della Exor, società della famiglia Agnelli che però ha sede ad Amsterdam: delle altre “grandi”, Roma, Inter, Milan, Fiorentina e Bologna sono di proprietà americana e anche l’Atalanta non è più formalmente della famiglia Percassi, ma di un fondo statunitense.
Sul campo, invece, la cartina di tornasole della difficoltà del “Sistema-calcio-Italia” è data dalla Nazionale. Con il mondiale in terra americana (Canada-Messico e USA) alle porte, nell’estate 2026, gli Azzurri rischiano di restare fuori dal Mondiale, sia pur allargato a 48 squadre, per la terza volta consecutiva. L’ultima volta fu nel 2014 (e, per altro andò malissimo… eliminati al primo turno). Poi il buio.

Dopo le dimissioni di Luciano Spalletti in seguito alla rovinosa sconfitta con la Norvegia lo scorso giugno, il neo CT Gennaro Gattuso si è assunto l’arduo compito di concludere il girone senza altri contraccolpi, ma per andare al Mondiale in maniera diretta, l’Italia dovrebbe ribaltare lo 0-3 di Oslo nella partita in programma il prossimo 16 novembre, cercando al contempo di recuperare, nelle altre partite che restano del girone, il divario di 12 goal di differenza reti dai norvegesi.
Sembra più probabile ritrovarsi nella lotteria degli spareggi, che le ultime 2 volte non ci ha portato fortuna.
Ritrovarsi fuori dai Mondiali per la terza volta sarebbe catastrofico. Ma per oggi, solo per oggi, tutto questo è solo una prospettiva lontana: le ruote del carrozzone sono ormai oliate, tutto è pronto per il primo di 380 fischi d’inizio, che dovranno dire quale tra le sorelle di nobiltà antica o recente del calcio italiano, tra 9 mesi, il 24 maggio 2026, potrà dirsi “la più bella del reame”.

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