
In questo articolo
Una violenta e improvvisa colata di acqua, fango e detriti ha travolto la regione montuosa lungo il confine tra Nepal e Tibet, causando la morte di almeno 207 persone, almeno 1500 dispersi e la distruzione di centri abitati, arterie viarie e impianti energetici. Nel distretto nepalese di Rasuwa – area che conta circa 50mila abitanti – i centri di Timure e Syabrubesi risultano tra i più colpiti: villaggi e cantieri sono stati investiti in pochi minuti, costringendo le autorità a evacuare la popolazione verso le zone più elevate. Sul versante nepalese sono stati recuperati finora almeno otto corpi, mentre sul lato cinese, dove l’ondata ha travolto il porto terrestre di Gyirong (prefettura di Shigatse), l’agenzia Xinhua riferisce di gravi perdite umane e numerosi dispersi. Le operazioni di soccorso, coordinate con l’impiego dell’esercito nepalese e su diretta indicazione del presidente cinese Xi Jinping, incontrano forti limitazioni a causa dell’interruzione delle comunicazioni, della rete elettrica e dell’impossibilità per gli elicotteri di atterrare nelle aree allagate.

L’Unità di Crisi del Ministero degli Affari Esteri si è attivata in raccordo con il Consolato generale d’Italia a Calcutta, il Consolato onorario a Kathmandu e l’Ambasciata d’Italia a Pechino per verificare l’eventuale coinvolgimento di cittadini italiani. Sulla base delle registrazioni presenti sul portale “Dove siamo nel mondo”, sono circa 90 i connazionali attualmente tracciati nell’area tra Nepal e Tibet. Due turisti italiani, insieme alla loro guida locale, sono rimasti bloccati a monte di una frana che ha interrotto la sede stradale, ma risultano in costante contatto con la Farnesina per garantire le necessarie operazioni di assistenza e messa in sicurezza.

L’allarme è scattato intorno alle 9:00 ora locale in Nepal (10:30 in Tibet), quando il fiume Bhote Koshi si è gonfiato improvvisamente. L’inondazione ha spazzato via diversi ponti in cemento e ha distrutto a più riprese i 42 chilometri di strada che collegano Betrawati al valico di frontiera di Rasuwagadhi. La piena ha inoltre investito diversi impianti energetici: secondo le prime stime diffuse da Reuters, sono stati danneggiati progetti per circa 430 megawatt di capacità idroelettrica, cifra che rappresenta oltre il 12% dell’intera produzione nazionale nepalese. Restano da chiarire le dinamiche del disastro, con tesi divergenti tra le autorità dei due Paesi: Pechino attribuisce l’evento a una colata detritica originata in Nepal, mentre Kathmandu sostiene che l’acqua sia fluita dal Tibet. I servizi meteorologici e i ricercatori locali escludono che le sole piogge possano giustificare la portata dell’evento e valutano diversi scenari, tra cui il cedimento di un lago glaciale innescato da una scossa di terremoto di magnitudo 4.1, oppure il crollo di uno sbarramento naturale causato da una valanga. Il fenomeno si verifica ad appena un anno di distanza dall’inondazione del luglio 2025, che provocò la distruzione del Friendship Bridge a seguito dello svuotamento improvviso di un lago supraglaciale tibetano.
A te l'onere del primo commento..