Caso Gioacchino Amico, Meloni si difende e attacca i giornali. Ranucci: «Nella prossima puntata di “Report” ulteriori dettagli»
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“Fango nel ventilatore” dice la Premier dopo la diffusione del selfie con Gioacchino Amico, esponente del clan Senese. La presidente del Consiglio si difende dopo lo scoop di Report che annuncia la puntata di domenica sul caso Hydra.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni risponde con un post sui social attaccando i giornalisti dopo la pubblicazione della sua foto con Gioacchino Amico, esponente del clan Senese. Secondo la Premier quanto detto dalla trasmissione Report nella puntata di domenica scorsa è “fango nel ventilatore” gettato da “professionisti dell’informazione” che rappresentano una “grancassa mediatica agli interessi di partito”.
Nel suo post, la Presidente del Consiglio se la prende con una presunta «redazione unica, composta da Il Fatto Quotidiano, La Repubblica, Fanpage e Report», che «mostra una mia foto con un esponente della criminalità organizzata per sostenere la bizzarra tesi di una mia vicinanza ad ambienti malavitosi. Inoltre, questi signori fanno un pirotecnico collegamento con le vicende di mio padre, per dimostrare non so quale commistione con la criminalità organizzata. Ma questi imparziali e onesti giornalisti sanno benissimo che con mio padre ho interrotto ogni rapporto all’età di 11 anni. Così come sanno benissimo che, in decenni di impegno politico, esistono decine di migliaia di foto mie con persone che chiedono semplicemente un selfie. E ciò vale per chiunque faccia politica e stia in mezzo alla gente. E sfido chiunque – aggiunge la Premier – a trovare mie dichiarazioni o attacchi contro altri esponenti politici colti nelle stesse circostanze. Il mio impegno contro ogni mafia è cristallino, coerente, duraturo».
Intanto l’europarlamentare di FdI Carlo Fidanza, ammette di conoscere Amico, ma sostiene che non sapeva dei suoi rapporti con la criminalità, dicendo che lo ha aiutato nella campagna elettorale.
La replica di Sigfrido Ranucci al post di Meloni

Ospite da Lilly Gruber a Otto e Mezzo su La7, Ranucci ha replicato alle parole di Meloni: «La Premier non deve sottovalutare il lavoro giornalistico. Sappiamo benissimo che un selfie non vuol dire nulla, ma quello non è un selfie con un fan. È un selfie con una persona che era lì quel giorno perché introdotta da tempo all’interno del partito di Fratelli d’Italia, era una sorta di coordinatore della Lombardia, un uomo che aveva già in passato condanna per truffa e ricettazione, è un uomo che ha contatti stretti con Fidanza, il capo di FdI in Europa, fedelissimo di Giorgia Meloni. Soprattutto è l’uomo che mette intorno a un tavolo interessi di Cosa Nostra della Ndrangheta e lui come rappresentante del clan Senese (quello del caso Delmastro). (…). Questo signore entrava e usciva dal Parlamento, a volte senza mostrare i documenti, come faremo vedere nella puntata di domenica». Ranucci conclude: «Non mi sembra corretto puntare il dito su chi ha denunciato un problema e non vedere qual è il problema. Il problema è che questo signore disponeva di parti di FdI in Lombardia ed entrava e usciva da un’istituzione grazie a dei pass fatti da Fratelli d’Italia. Lui aveva già una condanna per truffa e ricettazione (…) `un signore con ambizioni politiche che si muove all’interno del partito dal 2018».
Chi è Gioacchino Amico
La foto incriminata mostra a destra, Giorgia Meloni con, a sinistra, Gioacchino Amico, originario di Canicattì ma residente a Terrasini, Palermo, diventato poi referente del clan camorristico Senese in Lombardia. A soli 40 anni oggi è collaboratore di giustizia nell’ambito del processo Hydra a Milano. La foto pubblicata da Report, riguarda l’anticipazione della puntata del programma, in onda domenica 12 aprile, che partirà dal selfie scattato nel 2019, in piena campagna elettorale per le europee, all’hotel Marriott di Milano, per addentrarsi poi nell’indagine di cui Amico è uno dei principali protagonisti.
Stando alle anticipazioni del programma, l’uomo avrebbe avuto agganci all’interno di Fratelli D’Italia. Alla base di questo ci sarebbe una ricostruzione di un ex parlamentare che avrebbe raccontato di come Amico sarebbe entrato più volte alla Camera, forse con un “accredito speciale”. Questa versione è stata però smentita dall’ufficio stampa di Montecitorio: «In riferimento alle notizie apparse su alcuni organi di informazione, la Camera dei Deputati rende noto che non è mai stato rilasciato alcun tesserino permanente intestato al soggetto citato dalle fonti di stampa».
Il percorso di Amato in Fratelli d'Italia
Gioacchino Amico, nato a Canicattì, a Terrasini è un commerciante all’ingrosso di frutta e verdura ma cerca subito la carriera politica. Dopo una esperienza negativa alle amministrative di Canicattì, viene scelto coordinatore cittadino di Fare, il partito fondato dall’ex sindaco di Verona, Flavio Tosi. In seguito, avrebbe conseguito la tessera di Fratelli d’Italia. Adesso, come collaboratore di giustizia, sarebbe il perno principale dell’inchiesta Hydra sulla alleanza tra le tre mafie per prendere la Lombardia. Il 26 gennaio, ha inviato una mail in cui comunica di voler collaborare con le indagini. Una settimana più tardi, si è svolto l’interrogatorio, davanti ad Alessandra Cerreti e Rosario Ferracana, sostituti procuratori della Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Milano. Ai Pm ha rivelato di aver deciso di collaborare con la giustizia per “cambiare vita” e perché teme di essere ucciso.
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