Si aggrava la posizione di Alex Manna: Zoe era ancora viva quando è stata gettata nel canale
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Si aggrava la posizione di Alex Manna, il ventenne reo confesso dell’omicidio di Zoe Trinchero, 17 anni, uccisa a Nizza Monferrato. Nonostante il giovane abbia scelto il silenzio durante l’udienza di convalida del fermo davanti al pm Giacomo Ferrando e al gip Aldo Tirone, gli esiti dell’esame autoptico hanno aggravato pesantemente la sua posizione. L’anatomopatologa Alessandra Cicchini ha stabilito, infatti, che Zoe era ancora viva quando è stata gettata nel canale. La donna è stata presa a pugni ma è morta a causa della caduta nel vuoto da un’altezza di tre metri. Questo dettaglio tecnico, se da un lato esclude l’ipotesi di omicidio preterintenzionale, dall’altro prova la volontà di uccidere o comunque la consapevolezza di Alex Manna di quello che stava facendo.

La ricostruzione dell’accaduto è stata fatta dallo stesso Manna, il quale ha negato di aver ricevuto un rifiuto da Zoe ma ha spiegato che c’è stata una lite alla base di tutto. «Non mi fregava di lei perché ero fidanzato – ha spiegato Manna nella caserma dei carabinieri di Nizza – Non ho provato a baciarla, non avevo un interesse sessuale o sentimentale. Non l’ho toccata prima dell’aggressione, abbiamo avuto un litigio verbale, alzando la voce, quando abbiamo parlato del mio tradimento. Non riesco a spiegarmi perché ho reagito così». Secondo la ricostruzione dei fatti, Alex e Zoe si erano allontanati insieme dal resto del gruppo e dopo una discussione sfociata in percosse, lui l’ha lanciata nel canale, tre metri più in basso rispetto alla strada. Dopo la confessione il ventenne ha scelto la strada del silenzio: «Il mio cliente aveva già detto tutto quello che doveva dire al pubblico ministero – ha detto il suo avvocato – per questo si è avvalso della facoltà di non rispondere. Per rispetto delle famiglie, anch’io preferisco il silenzio: è una situazione molto delicata che ha sconvolto una comunità, la famiglia della ragazza e la famiglia del mio assistito. I suoi genitori non si capacitano di quello che è successo».
Tra la confessione e il fatto però c’è anche la bugia: inizialmente, infatti, Alex Manna ha accusato dell’omicidio Naudy Carbone, musicista di origini africane (viene dalla Guinea) che vive a Nizza Monferrato sin da bambino (è stato adottato quando aveva 3 anni), convincendo anche altri ad andare a casa sua per chiedere informazioni al giovane che invece con la storia non aveva alcun collegamento. Il ragazzo ha rischiato il linciaggio, è stato salvato dalle forze dell’ordine. “Ero il bersaglio più facile, per il colore della mia pelle e per le mie presunte fragilità psichiche – ha raccontato Carbone a Repubblica – sono venuti sotto casa con i bastoni perché volevano picchiarmi”. Lui però venerdì era rimasto a casa e non capiva cosa volessero tutte quelle persone sotto casa sua e sul suo pianerottolo, che gli intimavano, urlando “esci, nero di m…a”, così ha chiamato i carabinieri, che lo hanno messo in sicurezza.
Intanto il dolore ha spento la comunità di Nizza Monferrato, che ieri si è raccolta in una fiaccolata. Il canale dove è stata gettata Zoe è stato ricoperto da fiori e messaggi di ricordo per la giovane che non c’è più.
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