Trump pubblica un video della famiglia Obama paragonandola alle scimmie, scoppia la polemica alla Casa Bianca
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Polemiche negli Usa dopo la condivisione di un video dai contenuti razzisti sul profilo social “Truth” di Donald Trump. Il caso viene sollevato dalla maggioranza da Tim Scott, unico repubblicano nero in Senato e storico alleato di Trump, cui però non è andato giù il video che mostrava la famiglia Obama associata ai gorilla. «Speravo fosse un fake», ha detto, definendolo come «la cosa più razzista uscita dalla Casa Bianca e andrebbe rimossa». Il filmato non lascia spazio a interpretazioni: nella parte finale della clip appare un riferimento visivo che raffigura l’ex coppia presidenziale Barack e Michelle Obama come dei gorilla. Dopo ore di tensione, il video è stato rimosso.

La Casa Bianca però non ci sta alle critiche. Secondo la portavoce Karoline Leavitt, questa è una vicenda di poco rilievo e ha liquidato la questione parlando di «un meme video che descrive il presidente Trump come il Re della Giungla e i democratici come personaggi del Re Leone», aggiungendo con fermezza che «i media dovrebbero occuparsi di cose più importanti che interessano al popolo americano».
La versione ufficiale, però, è cambiata repentinamente: poco dopo la colpa è stata attribuita a un addetto che avrebbe condiviso il file per errore, lasciando la portavoce Leavitt in una posizione comunicativa difficile dopo la sua iniziale difesa a oltranza.
Il clima politico è infuocato: il governatore della California, Gavin Newsom, ha definito il post «disgustoso», mentre il governatore dell’Illinois JB Pritzker è stato lapidario: «Donald Trump è un razzista». Anche dal fronte repubblicano moderato, il deputato Mike Lawler ha chiesto delle scuse immediate.

Questo fatto di certo molto grave non fa comunque passare in secondo piano un altro grande caso che ha recentemente agitato le acque politiche americane, quello riguardante il Gateway Project, fondamentale tunnel ferroviario tra New York e il New Jersey considerato strategico per l’intero corridoio nord-orientale degli Stati Uniti. Secondo quanto riportato dal sito Punchbowl e rilanciato dalla CNN, il Presidente avrebbe dato il via libera allo stanziamento di 16 miliardi di fondi federali, subordinandolo però a una condizione singolare: il cambio di nome dell’aeroporto internazionale di Washington-Dulles e della Penn Station di New York. La proposta avanzata a Chuck Schumer, leader democratico al Senato, era di intitolarli proprio a lui. Nonostante il rifiuto di Schumer e le cause legali in corso da parte dei due Stati coinvolti, la tendenza del Presidente a voler “firmare” le istituzioni americane prosegue, dopo aver già tentato di accostare il proprio nome a carte di credito, navi da guerra e istituti di ricerca.
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