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Can Yaman, l’attore turco amatissimo in Italia per ruoli in serie come Sandokan e Viola come il mare, è stato rilasciato dalle forze dell’ordine turche poche ore dopo l’arresto avvenuto a Istanbul. Lo riferiscono i media locali: dopo essere stato fermato nel corso di un’operazione antidroga che ha interessato diversi locali notturni della metropoli, l’attore ha reso testimonianza agli inquirenti ed è stato quindi rimesso in libertà, sebbene la sua posizione resti sotto ulteriore verifica giudiziaria.
Secondo le ricostruzioni, Yaman e altri sei indagati, tra cui l’attrice Selen Gorguzel, sono stati accompagnati all’Istituto di medicina legale per accertamenti, comprese analisi del sangue, nell’ambito di un’inchiesta che procede per ipotesi di possesso di sostanze stupefacenti, agevolazione dell’uso di droga e traffico di sostanze.
Su questo fronte sono arrivate notizie contrastanti: qualcuno sostiene che Can sia risultato negativo ai test anti-droga, mentre qualche altro conferma la positività. Quel che è certo, al momento, è che l’attore è fuori dal carcere, circostanza che potrebbe essere letta come una buona notizia, oltre che come un segnale di innocenza dal momento che, in Turchia, il possesso e l’uso di sostanze stupefacenti (anche per fini personali) sono severamente puniti dal Codice Penale Turco all’articolo 191, che prevede la reclusione da due a cinque anni per chiunque acquisti, accetti o detenga sostanze per uso personale .

In ogni caso, sarebbe stata una “soffiata” a indirizzare il blits verso Yaman. Secondo quanto riportato dai media turchi, la procura non aveva un mandato di arresto specifico per l’attore, ma una segnalazione anonima avrebbe indicato la sua possibile presenza in un’area, descritta come una stanza “segreta” dentro un locale, dove si sospettava si consumassero attività illecite legate alla droga. Qualcuno, poi, avrebbe segnalato che l’attore avrebbe fatto uso di droghe e nel corso della perquisizione gli sono state trovate addosso sostanze stupefacenti che gli sono valse l’arresto.
La stampa locale ora si chiede a cosa servisse davvero questa stanza, e chi la utilizzasse. Qualcuno ha persino avanzato il sospetto che potesse essere utilizzata per girare video successivamente usati a scopo di ricatto.
Nel flusso di commenti e rumor circolanti online dopo lo scoppio del caso, c’è una voce che urla più di tutte. È quella dell’esperto di gossip Alessandro Rosica secondo cui la soffiata potrebbe essere stata “personale”, arrivata, cioè, (e lo riportiamo solo in chiave di pettegolezzo) da una donna che Can conosce bene: la sua ex, Sara Bluma. La voce sostiene che, dopo l’addio e l’allontanamento dalla casa in cui vivevano insieme, sarebbe stata lei, evidentemente per vendetta, a fornire informazioni agli investigatori. È importante sottolineare che si tratta di un rumor non confermato da fonti ufficiali, ma che alimenta la narrazione colorata attorno alla vicenda.

Le autorità turche, comunque, continuano a indagare su un filone molto più esteso che va oltre il solo caso di Yaman: decine di personaggi tra celebrità, giornalisti e gestori di locali sono già stati coinvolti nelle fasi precedenti della stessa indagine, con sequestri, arresti e perquisizioni che si sono susseguiti nelle ultime settimane. L’operazione, quindi, benché mediatizzata dall’arresto dell’attore, resta un filone giudiziario complesso su cui la procura continua ad accertare fatti e responsabilità.
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