
Raccontare la storia di Maria Callas, icona intramontabile del ‘900, è una operazione complessa e rischiosa. Il regista cileno Larrain, dopo essersi cimentato con altre donne storiche come Jackie Kennedy e Diana Spencer, lo fa con il film Maria. Non è un film storico che segue cronologicamente il percorso straordinario di carriera e di vita della Callas, ma una suggestione che al contrario parte dalla sua morte, nel primissimo frame del film, e poi ripercorre l’ultima settimana di vita, distorta, o forse opportunamente focalizzata, dagli occhi della protagonista in preda a visioni provocate dalla massiccia assunzione di farmaci e antidepressivi che ne provocheranno la fine, per un arresto cardiaco, a soli 54 anni, nel settembre del 1977.

Su questa suggestione si costruisce il film, attraverso elementi onirici e simbolici molto funzionali, rendendo la visione della Callas al tramonto un fatto universale: il saluto di una persona al mondo, con le sue nostalgie, amori, passioni, dolori.
Ricorda e racconta, la sua vita, la giovinezza difficile, i rapporti complicati con la sorella e con la madre, il marito italiano Meneghini, il grande amore per Onassis e tutte le connesse delusioni e soprattutto la sua grande, enorme, unica carriera. Quella passione per il canto d’Opera che sovrasta tutte le altre e diventa ossessione per la perfezione, governata magistralmente e poi irrimediabilmente persa.
Ad Angelina Jolie si perdona l’enorme bellezza e una cascata di capelli mossi poco attinenti con il personaggio della Callas dal viso spigoloso e gli occhi greci profondi come un mare nero, grazie alla sua bravura nel rendere caratteristiche complicate. Sa essere eterea e drammatica, disperata senza stratagemmi. Solo viso e mani per esprimere l’anima di una Dea al tramonto. Altri interpreti italiani Favino e Rohrwachwer nei ruoli di maggiordomo e domestica, ultimi e unici custodi della Callas, e un cameo della Golino come sorella.

Costumi e scene memorabili, nella sua casa Parigina, ma il film è girato anche in Ungheria, alla Scala di Milano e nei video che proiettano la protagonista nella sua gioventù e maturità artistica, nei teatri di mezzo mondo. Il nostro Sandro Piccarozzi, realizzatore di tanti incredibili scene di film famosi e celebrati, ha ricevuto la nomination dalla prestigiosa Set Decorators Society of America, a testimonianza ulteriore che questa produzione internazionale ha molto dell’arte italiana. Certamente un film che funziona, perché ti fa venire voglia di entrare nella pellicola, prendere le mani della Jolie nelle tue e dirle, Maria sii felice della tua grandezza intramontabile, non infelice per ciò che hai perso. Ma, come nella vita, sai che probabilmente non sarebbe sufficiente, specie di fronte a un’artista così immensa, divenuta tutt’uno con la sua voce e le sue mille interpretazioni. Forse l’adorazione è la più irrinunciabile delle dipendenze.

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