La cucina italiana diventa patrimonio immateriale dell’umanità Unesco
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La “cucina italiana” è patrimonio culturale immateriale dell’umanità Unesco. A sancirlo è il Comitato intergovernativo dell’Unesco riunito a New Delhi (India). Secondo i membri della commissione, espressasi favorevolmente all’unanimità. “La cucina italiana è una miscela culturale e sociale di tradizioni culinarie e un modo per prendersi cura di se stessi e degli altri, esprimere amore e riscoprire le proprie radici culturali, offrendo alle comunità uno sbocco per condividere la loro storia e descrivere il mondo che li circonda”. Nella relazione dei membri Unesco la “cucina italiana favorisce l’inclusione sociale, promuovendo il benessere e offrendo un canale per l’apprendimento intergenerazionale permanente, rafforzando i legami, incoraggiando la condivisione e promuovendo il senso di appartenenza”.

La cucina più amata al mondo è oggi la prima cucina ad essere dichiarata “patrimonio dell’umanità”. Per la commissione l’arte del cucinare, in Italia, rappresenta “un’attività comunitaria che per gli italiani enfatizza l’intimità con il cibo, il rispetto per gli ingredienti e i momenti condivisi attorno alla tavola”. Nella relazione c’è anche l’aspetto etico, le ricette anti-spreco che rappresentano una “trasmissione di sapori, abilità e ricordi attraverso le generazioni”; “una pratica multigenerazionale, con ruoli perfettamente intercambiabili che svolge una funzione inclusiva, consentendo a tutti di godere di un’esperienza individuale, collettiva e di continuo di scambio, superando tutte le barriere interculturali e intergenerazionali”.

La candidatura della cucina italiana viene proposta nel 2023 dal Governo Meloni. Oggi la premier è la prima a esultare per il risultato raggiunto, davanti a un Colosseo illuminato con i colori della bandiera italiana: «Viva l’Italia, viva la cucina italiana” – afferma la Premier – La nostra cucina nasce da filiere agricole che coniugano qualità e sostenibilità. Custodisce un patrimonio millenario che si tramanda di generazione in generazione. Cresce nell’eccellenza dei nostri produttori e si trasforma in capolavoro nella maestria dei nostri cuochi. E viene presentata dai nostri ristoratori con le loro straordinarie squadre».
A fargli eco è Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli: «Soltanto il fatto che il nostro stare a tavola, il nostro modo, peculiarmente italiano, di stare insieme, sia erede di tante ritualità, che il nostro “pranzo della domenica”, i nostri momenti conviviali in occasione delle feste, siano elementi di una tradizione antichissima e in evoluzione continua, dice tutto. I nostri piatti sono espressione dei nostri territori, delle nostre radici familiari, che attraversano le generazioni».
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