
Oscar 2026: cosa vi siete persi davvero (oltre ai vincitori)
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Dal trionfo di Paul Thomas Anderson ai momenti virali sul red carpet: tutto quello che forse non avete visto della notte degli Oscar 2026.
La notte degli Oscar 2026 ha avuto un protagonista chiaro: Paul Thomas Anderson. Ma ridurre tutto ai vincitori sarebbe un errore. Come spesso accade con la cerimonia più famosa del cinema, la vera storia si nasconde nei dettagli, nei piccoli momenti fuori copione e nei simboli che raccontano molto più della semplice lista di statuette.
Le vittorie che raccontano la Hollywood di oggi
![Oscar 2026: cosa vi siete persi davvero (oltre ai vincitori) 1 Paul Thomas Anderson [Foto: Rai News]](https://www.rivistamio.com/wp-content/uploads/2026/03/Paul-Thomas-Anderson.jpg)
Il film di Anderson One Battle After Another (“Una battaglia dopo l’altra”), sia chiaro, ha dominato la serata con sei Oscar, tra cui miglior film, regia e sceneggiatura non originale, consacrando finalmente un autore che per anni era stato considerato uno dei grandi “geni senza Oscar”.
Il film – un racconto politico e generazionale ispirato al romanzo Vineland – è diventato il centro della serata: nel discorso di ringraziamento Anderson ha dedicato il premio ai figli, parlando del mondo che la sua generazione sta lasciando a quella successiva.
Se Anderson ha dominato, l’altro titolo che ha segnato la serata è stato Sinners, il thriller vampiresco diretto da Ryan Coogler. Il film ha portato a casa quattro Oscar, compreso quello per miglior attore protagonista a Michael B. Jordan, che ha vinto grazie a una doppia interpretazione molto celebrata dalla critica. In molti avevano pronosticato una sfida fino all’ultimo voto tra i due film: alla fine One Battle After Another ha prevalso, ma l’accoppiata Anderson–Coogler ha di fatto monopolizzato la cerimonia.
Tra gli altri premi importanti spicca quello per miglior attrice a Jessie Buckley per Hamnet, mentre la veterana Amy Madigan ha vinto come miglior attrice non protagonista, tornando sul palco degli Oscar a quarant’anni dalla sua prima candidatura.
Una delle novità storiche della serata è stata anche l’introduzione di una nuova categoria: miglior casting, vinta da Cassandra Kulukundis proprio per il film di Anderson. Si tratta di una nota storica, visto che è il primo premio aggiunto agli Oscar dopo oltre vent’anni. Solo un dettaglio? No: è il segnale che l’industria cinematografica sta finalmente iniziando a riconoscere anche professioni dietro le quinte che per decenni erano rimaste invisibili.
Ma mentre Hollywood celebrava il suo miglior cinema, succedevano anche molte altre cose…
I momenti che sono diventati virali (e che non sempre si vedono in tv)
Come ogni anno, metà dello spettacolo non è stata sul palco ma attorno alla cerimonia. Sul red carpet, per esempio, l’attore Jacob Elordi ha attirato l’attenzione arrivando con sua madre, gesto raro nella liturgia hollywoodiana dei partner glamour. E poi c’è stato il piccolo “reunion moment” che ha fatto impazzire i social: Anne Hathaway e Anna Wintour insieme, un omaggio ironico al film cult Il diavolo veste Prada che ha fatto riaffiorare tutta la nostalgia fashion dei primi anni Duemila.
Insomma, forse anche quando pensiamo di aver visto tutto, agli Oscar c’è sempre qualcosa che ci siamo persi. Allora ecco i frammenti di cultura pop che anche quest’anno hanno trasformato gli Oscar in qualcosa di più di una premiazione: una gigantesca fotografia dello spettacolo contemporaneo.

Jacob Elordi e l’ospite più elegante della serata: sua madre
Il momento più bello e inaspettato sul red carpet degli Academy Awards 2026? No, non è legato a un abito couture né a una nuova coppia stellare. Jacob Elordi, infatti, ha deciso di sfilare davanti ai fotografi accompagnato dalla madre, rompendo una delle tradizioni non scritte di Hollywood: quella che vuole attori e attrici arrivare con partner glamour o colleghi famosi. Il contrasto è stato evidente. Mentre attorno a lui sfilavano coppie patinate e stylist in fibrillazione, l’attore australiano ha scelto una presenza familiare e affettuosa e ha posato con naturalezza accanto alla mamma, concedendosi con lei qualche tenero momento di complicità davanti ai fotografi. Il gesto ha fatto il giro dei social in pochi minuti, perché ha ricordato a tutti che dietro le star da copertina restano anche figli orgogliosi. In un red carpet spesso iper-costruito, è sembrato uno dei momenti più spontanei della serata.

Anne Hathaway e Anna Wintour: nostalgia fashion
Un momento che ha acceso la nostalgia dei fan è stato quello che ha coinvolto Anne Hathaway e Anna Wintour. Le due sono state insieme sul palco in quello che molti hanno interpretato come un omaggio ironico a “Il diavolo veste Prada”, il film del 2006 che tornerà al cinema ad aprile, con il secondo attesissimo capito. Il parallelismo è inevitabile: nel film Hathaway interpretava Emily l’assistente di una direttrice di moda glaciale e potentissima, personaggio che per anni è stato accostato proprio alla leggendaria direttrice di Vogue. Per la cronaca, anche la vera assistente della Wintour, che si chiama davvero Emily, era presente al Dolby Theatre. Vederle insieme ha riattivato immediatamente l’immaginario del film, ancor di più quando Hathaway ha chiesto a Wintour cosa ne pensasse del suo vestito e lei, in pieno stile Miranda Priestly, ha ignorato la domanda di Hathaway passando subito ai nominati.

Conan O’Brien e il monologo più autoironico della serata
A dare il tono alla cerimonia è stato il presentatore Conan O’Brien, che ha aperto la serata con un monologo di circa dodici minuti pieno del suo marchio di fabbrica: l’autoironia tagliente. La battuta che ha fatto il giro della rete è arrivata quasi subito. Ringraziando l’Academy per averlo scelto come host, ha scherzato: «Grazie per questa accoglienza calorosa, o almeno calorosa quanto può esserlo quella per la decima scelta in una lista di contatti». Poi ha rincarato la dose: «So che l’Academy ha chiamato Kimmel, Mulaney, Kevin Hart e persino il cane di "Anatomia di una caduta" prima di arrivare a me». Il colpo di scena è arrivato quando sul maxi schermo è apparso un finto registro delle chiamate dell’Academy: una lunga lista di comici con la scritta “No” in rosso accanto al nome. La battuta finale ha chiuso la gag nel suo stile: «Sono qui perché sono l’unico che possiede ancora uno smoking che gli sta bene e non ha un podcast da registrare domani mattina». Il pubblico ha riso, e la serata è partita con il tono giusto. Ma O'Brien ha divertito il pubblico anche colpendo il patron di Netflix. «Il CEO di Netflix, Ted Sarandos, è qui ed è emozionante: è la prima volta che vai in una sala, vero Ted?», ha scherzato. Poi, giocando sulla mentalità del guardare i film da casa, ha aggiunto: «Sarà lì che si chiederà Sarandos: perché tutta questa gente è qui in sala a divertirsi insieme?! Perché non dovrebbero stare a casa sul divano da soli a vedere film?». E Sarandos? Non se l'è presa e, anzi, si è fatto una risata... da Oscar!

Il “glitch” della regia durante la vittoria di Michael B. Jordan
Il momento più teso della serata è arrivato durante l’annuncio del premio come miglior attore protagonista, vinto da Michael B. Jordan per il film "Sinners". Appena pronunciato il suo nome, la regia ha effettuato uno stacco sbagliato: invece di inquadrare il vincitore, la telecamera si è fermata per diversi secondi sul volto di uno degli altri candidati. Un primo piano strettissimo che mostrava chiaramente la delusione mentre, fuori campo, si sentiva Jordan esultare. Per circa alcuni secondi il pubblico ha visto espressioni sorprese e amareggiate e, sui social, si è subito parlato di “cattiveria”. In realtà si è trattato semplicemente di un errore tecnico nella commutazione delle telecamere. Jordan ha gestito la situazione con eleganza: salito sul palco, ha ignorato completamente l’incidente e ha ringraziato il cast e la troupe del film, sottolineando quanto il progetto fosse stato “uno dei più impegnativi della sua carriera”.




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