Fiorello torna in Rai con “La Pennicanza”: «Saremo una ventata d’aria fresca nel vecchiume che c’è in giro»
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Certe volte la realtà è meglio di una sceneggiatura. Fiorello lo sa bene e infatti si è presentato in diretta Instagram da un ristorante di Trastevere con cappellino alla Jovanotti, segni sul naso e sulle labbra per una caduta in bici, e sorriso in faccia come se fosse appena uscito da una gag di Totò. Accanto a lui, almeno in videochiamata, il complice Biggio. L’atmosfera era quella da “rimpatriata con amici”, tra battute sul conto del ristorante e scherzi improvvisati, quando è arrivata la notizia che in tanti aspettavano: La Pennicanza torna su Rai Radio2 da ottobre. Insomma, non proprio una conferenza stampa, ma di certo la presentazione più “alla Fiorello” possibile: casuale, un po’ accidentata e irresistibilmente spontanea.

Come sempre, Rosario non le manda a dire e ha approfittato di questo lancio per sferrare la sua sentenza con la consueta ironia: «In questo vecchiume che c’è in giro, noi siamo una ventata d’aria fresca… quelli più giovani fanno cose più vecchie di noi che siamo vecchi, dobbiamo tornare».
Tradotto: se i giovani si mettono a fare programmi che sembrano usciti dai palinsesti degli anni ’80, tanto vale che i “vecchi” veri si riprendano la scena. In effetti, a guardare i palinsesti, c’è un ritorno di programmi storici non indifferente. Quella di Fiorello, ovviamente, è una provocazione sagace, ma anche un manifesto: la leggerezza non ha età e la radio può essere il luogo ideale per ribaltare cliché e portare risate genuine. Fiorello è consapevole di essere un pezzo di storia dello spettacolo italiano, ma invece di sedersi sugli allori, preferisce rilanciare con energia. D’altronde, se lui è “vecchio”, allora in che categoria mettiamo certi format che sembrano più decrepiti delle lapidi del Colosseo?
Una delle migliori notizie per chi lo ama è che La Pennicanza rimane fedele a se stessa. L’orario resta quello perfetto per smaltire il pranzo e scappare dalla pennichella vera: le 13:45. La struttura non sarà quella di un programma “ingessato”: niente scalette blindate, niente battute scritte dal giorno prima, ma un flusso continuo di improvvisazione, gag e interventi fulminanti. Fiorello e Biggio sono la coppia che funziona proprio perché non si prende mai troppo sul serio: sembrano due amici al bar che hanno acceso un microfono per far ridere il mondo intero. È questo il segreto, ed è anche il motivo per cui la radio (e non solo) li adora: puoi non sapere mai cosa aspettarti, ma sai già che riderai.
Ma attenzione: Fiorello ha già in mente un colpo di teatro degno della sua fama. Portare La Pennicanza alle ATP Finals di tennis a Torino, dal 9 al 16 novembre. L’idea è di quelle che fanno sorridere già solo a immaginarla: unire sport e spettacolo, palline gialle e battute fulminanti, diritto incrociato e risata fragorosa. Se l’esperimento riuscirà, ci sarà da scommettere che i tennisti in campo si distrarranno più per le gag che per gli smash. E a quel punto, chissà, magari Fiorello lancerà la nuova disciplina olimpica: la risata con palla corta! Tanto, praticamente, gli manca solo questo da fare…
Come dicevamo, durante la chiamata con Biggio, è scappata qualche stilettata al panorama televisivo attuale. Quando Fiorello ha scoperto che la Rai sta riportando in onda Ok, il prezzo è giusto (potrebbe tornare in TV su Rai 1 nella fascia access prime time, tra la primavera e l’estate del 2026), la sua reazione è stata secca: «Allora possiamo tornare pure noi». Una battuta che fotografa bene lo spirito della situazione: se tornano i grandi revival, perché non far tornare anche l’unico show che riesce a prenderli bonariamente in giro? Fiorello non critica per distruggere, lo fa per sorridere e smontare le pretese: il “vecchiume” di cui parla non è quello che profuma di ricordi, ma quello che si trascina stancamente senza un briciolo di fantasia. E in questo contesto, il suo rientro suona come un segnale forte: quando il nuovo sembra già polveroso, meglio affidarsi al vecchio che ha ancora la verve del presente.
E così, in un panorama mediatico saturo di format prevedibili, con programmi che sembrano cloni di se stessi, La Pennicanza rappresenta una boccata d’aria fresca, un’ora di libertà radiofonica dove può succedere di tutto. Non è solo intrattenimento: è un piccolo atto di resistenza alla routine, la prova che si può ancora ridere in modo semplice e spontaneo, senza effetti speciali e senza l’ansia da share. In fondo, un buon programma radio è come un buon amico: quando lo ascolti ti senti meglio, e ti chiedi come hai fatto a stare senza.
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