
Perché la docuserie su Fabrizio Corona è inquietante e cosa c’è dietro
In questo articolo
Io sono Notizia porta Fabrizio Corona in cima alla Top Ten Netflix e, insieme, scoperchia il lato più oscuro dello showbiz italiano e non solo.
Amori usati come merce, verità piegate allo spettacolo, un uomo che vive solo nella propria autofiction. Un successo che fa rumore. In poche ore Io sono Notizia ha scalzato perfino titoli globali come Stranger Things dalla Top Ten Netflix. Cinque episodi, circa un’ora ciascuno, bastano a riportare Fabrizio Corona al centro del racconto mediatico, come già da un po’ stava facendo il suo format Falsissimo. No, Io sono notizia non è una biografia. O, quantomeno, non è solo questo: è un viaggio dentro l’Italia dello spettacolo dagli anni Novanta ai social, visto dal buco della serratura del suo personaggio più ingombrante.
Il marciume che conoscevamo già

La serie non svela un mondo nuovo, semmai alza il volume su ciò che sapevamo: paparazzi, copertine, serate, relazioni trasformate in contratti non scritti. Corona racconta senza filtri il sistema che lui stesso ha contribuito a creare e da cui ha tratto potere e denaro. È inquietante perché non cerca attenuanti: mostra lo showbiz come un grande mercato dove tutto, anche l’intimità, ha un prezzo.
L’autofiction come unica identità per un uomo che dietro la sua sfrontatezza non sembra nascondere lati intimi e privati di fragilità. Anche se forse proprio così non è. Quel cartello che si vede sul finale, “Fabrizio stai dritto (risulti più figo)”, è forse ciò che più di tutto rivela l’interiorità dell’ex re dei paparazzi: l’ossessione per l’immagine, la continua ricerca di un’esteriorità che manifesti quella figaggine che è diventata il suo marchio di fabbrica. Tanto che, come rivela nella serie, anche mentre è in galera lavora sodo per mantenere intatta la sua immagina, l’immagine di “Fabrizio Corona”: bello, dannato, abbronzato.
Corona è il primo a dichiararlo: la sua vita è diventata racconto continuo. In Io sono Notizia non c’è mai distanza tra l’uomo e il personaggio. Ogni caduta è materiale narrativo, ogni ferita carburante per la scena successiva. La prigione diventa un capitolo iconico in cui mostra tutta la sua sfrontatezza; la fuga in Portogallo nel gennaio 2013, quando l’imprenditore si sottrasse a un provvedimento di arresto in Italia, un buddy movie adrenalinico; il conflitto col padre un romanzo di formazione. Non c’è spazio per la realtà nuda: tutto è già trasformato in spettacolo.
Donne come “asset”



Il punto più disturbante arriva quando la macchina del racconto inghiotte le persone che gli sono state accanto. Nina Moric, Silvia Provvedi, Belen Rodriguez: da ex compagne e donne amate diventano tasselli di una strategia. La serie restituisce parole che gelano il sangue, come l’ammissione di aver spinto Nina ad abortire perché “le sue entrate erano troppo alte per fermarle”, o il racconto di come Silvia sia stata “plasmata” per finire su una copertina da 30 mila euro: «Mi vergognavo, non era bella come Belen». Non sono scivoloni (è talmente un genio del marketing e un asso nel confezionare storie che non ne farebbe mai!): sono il cuore del suo modo di stare al mondo.
Belen è l’eccezione che conferma la regola. Con lei il tono cambia. Corona parla di amore vero, di una donna capace di “normalizzarlo”… per un periodo. Eppure, anche qui il racconto resta dentro la mitologia di sé: Belen è la donna più desiderata d’Italia, l’amore che “lo ha messo in ginocchio” (parole di Nina Moric), l’unica che ha incrinato il suo narcisismo. Anche l’eccezione diventa parte della leggenda.
Tutte, comunque, sono state vendute, mercificate: Fabrizio, a loro insaputa, ha venduto gli scatti proibiti dei loro momenti intimi. A Nina Moric aveva persino proposto di farsi trovare nel camerino di Eros Ramazzotti ai tempi della crisi con Michelle Hunziker, per filmare tutto ciò che sarebbe potuto succedere. Nulla lo ha mai fermato di fronte alla possibilità di guadagnare, neppure la paternità: «Per lui essere un buon padre significa monetizzare». Un concetto meglio spiegato dallo stesso Fabrizio che, ridendo, ha rivelato: «Nella bicicletta di Carlos c’era il sedile che si alzava e sotto c’erano centomila euro».
Corona resta Corona

Insomma, Io sono Notizia è inquietante perché non sai mai quanto è romanzo e quanto è verità, dove finisce la persona e inizia il personaggio. E questo fa paura perché significa che tutto ciò che nello showbiz ci circonda “potrebbe” essere solo show. Ma del resto, Corona è sempre Corona. Sfrontato, arrogante, seducente nella sua brutalità. È questo che continua a piacere a una parte del pubblico: l’assenza di filtri, la sensazione che dica ad alta voce ciò che molti preferiscono sussurrare. Io sono Notizia non lo assolve né lo condanna: lo espone. E proprio per questo inquieta, perché mostra un uomo che ha fatto della propria vita un format, anche a costo di bruciare chi gli è stato vicino.
Alla fine, la docuserie non è solo su Corona. È uno specchio per lo showbiz italiano. È un documentario su un sistema che lo ha creato, usato e rimesso in scena. Lui ne è il prodotto più estremo, ma anche il più sfrontato autore, e il più sincero nel rivelarne le regole.
Un’amara delusione, però, per chi sperava di scoprire inciuci e altarini che non fossero già stati rivelati: nomi e fatti inediti, infatti, sono stati saggiamente (o strategicamente?) “bippati”… forse in attesa di una nuova puntata di Falsissimo? Eppure c’è qualcosa che continua a ronzarci nella testa… Nella prima parte di Io sono notizia c’è un intero capitolo dedicato al successo di Costantino Vitagliano, il tronista per antonomasia, e al rapporto con Lele Mora, il quale, a un certo punto, rivolgendosi proprio a Costantino che vantava soldi e successo, gli ha detto: «Stai attento che, se racconto delle cose, posso far finire tutto». Cosa potrebbe ancora rivelare Lele Mora di così forte da far tremare i potenti? Ah, saperlo!
E allora Io sono Notizia è inquietante perché guardarlo significa guardare, senza veli, il lato più cinico dell’intrattenimento italiano. E capire che, in fondo, il vero scandalo non è ciò che Corona racconta, ma quanto tutto questo ci fosse già familiare.





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